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Diritto

SPILLI EREDITARI - Il beneficiario del Trust tra opacità e trasparenza

di Piero Sanna Randaccio

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feb 26, 2026
∙ A pagamento

Nel teatro sofisticato del trust, il beneficiario è spesso presentato come figura silenziosa, quasi ornamentale: destinatario finale, comparsa discreta, soggetto che “riceverà”. Eppure, sul piano fiscale, è lui a determinare l’identità tributaria dell’intera struttura. Non il trustee, non il disponente, ma il beneficiario.

Attorno alla qualità del suo diritto si decide se il trust sarà opaco o trasparente e attorno a quella stessa qualità si misura la tenuta costituzionale dell’imposizione.

La distinzione tra trust opaco e trust trasparente – scolpita nell’articolo 73 Tuir e sistematizzata dalla prassi – non si fonda sulla morfologia civilistica dell’istituto, ma sulla condizione del beneficiario. La trasparenza scatta quando i beneficiari sono “individuati”, ma l’individuazione non è un esercizio anagrafico, non basta scrivere un nome nell’atto istitutivo con la solennità di un’iscrizione imperiale, ma occorre che il beneficiario sia titolare di un diritto pretensivo attuale, incondizionato ed esigibile alla percezione del reddito.

Non una speranza, non una promessa futura, non una percentuale scritta in grassetto, ma un diritto giuridicamente azionabile.

Solo in questa configurazione il reddito prodotto dal trust viene imputato per competenza al beneficiario, anche se non ancora materialmente percepito. È la trasparenza nella sua forma più esigente e il Fisco tassa ciò che giuridicamente appartiene, anche se finanziariamente non è ancora transitato.

Se il trustee non ha discrezionalità sull’an e sul quantum, il diritto del beneficiario appare strutturalmente consolidato, ma è sul “quando” che la questione si fa delicata.

Un diritto certo ma temporalmente differibile non equivale a un diritto immediatamente esigibile. E tra la certezza futura e la disponibilità attuale corre la differenza che separa l’aspettativa qualificata della capacità contributiva. Tassare un reddito certo ma non ancora esigibile significa anticipare l’imposizione rispetto alla disponibilità effettiva, operazione possibile solo quando il diritto sia pienamente attuale.

Se il trustee mantiene un potere discrezionale sul “se, quando e quanto” distribuire, il beneficiario resta titolare di una mera aspettativa. In questo scenario, il trust è opaco: il reddito viene tassato in capo al trust con IRES.

È bene ricordarlo: l’opacità è la regola generale. La trasparenza è una deroga alla soggettività passiva autonoma del trust e le deroghe, per definizione, si interpretano restrittivamente.

Nel diritto dei trust, poi, la distinzione tra beneficiario del reddito (income beneficiary) e beneficiario del capitale o del fondo (capital/ultimate beneficiary) non è una sottigliezza accademica. È un principio strutturale.

Un medesimo soggetto può appartenere a entrambe le categorie, ma le due figure operano su piani diversi e producono conseguenze giuridiche e fiscali completamente distinte. Confonderle equivale a leggere metà partitura e pretendere di dirigere l’orchestra.

Il beneficiario del reddito è il soggetto a cui viene attribuita la ricchezza “nuova” generata dai beni in trust durante la vita del trust: canoni di locazione, dividendi, interessi, plusvalenze. Come detto è l’unica figura che rileva per determinare se il trust è trasparente o opaco ai fini delle imposte sui redditi.

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