SPILLI EREDITARI - Custodire senza governare: il paradosso operativo del Consiglio di Famiglia
di Piero Sanna Randaccio
Nel sistema di governance delle imprese familiari, il Consiglio di Famiglia occupa una posizione difficile da inquadrare. Non è un organo societario in senso tecnico, ma non è nemmeno una semplice sede informale di confronto. Sta in una zona intermedia, priva di un vero inquadramento normativo, ma carica di aspettative.
Questa ambiguità è il suo punto di forza e, allo stesso tempo, il suo principale limite. Chi lo struttura con soli strumenti giuridici rischia di costruire un impianto formalmente corretto ma poco aderente alla realtà.
Nella prassi, il Consiglio di Famiglia viene spesso progettato con grande attenzione alla struttura: regolamenti dettagliati, criteri di rappresentanza, procedure di convocazione e verbalizzazione. Il risultato è un sistema ordinato e coerente, ma proprio qui emerge il primo problema: la forma tende a sostituire la sostanza.
Le riunioni si tengono, i verbali vengono redatti, le regole sono rispettate, tuttavia ciò non garantisce che il Consiglio produca effetti reali. Si crea così una governance che funziona sul piano documentale, ma incide poco sui processi decisionali.



