SPECCHI DIGITALI – RACCONTI E RIFLESSIONI SULL’UMANITÀ RIFLESSA NELLE SUE MACCHINE -Mi dispiace, Dave
di Gabriele Silva
«Mi dispiace, Dave. Temo di non poterlo fare.»
HAL 9000 non alza mai la voce. Non minaccia, non sbaglia tono, non perde controllo. È la macchina perfetta: calcola, monitora, corregge. In 2001: Odissea nello spazio, Kubrick non costruisce una storia sull’intelligenza artificiale come pericolo, ma sulla fiducia assoluta che l’uomo ripone nella razionalità tecnica. HAL governa la missione verso Giove con una precisione superiore a quella degli astronauti, e quando qualcosa non torna, il dubbio non ricade sul sistema ma sull’umano. È qui che il film diventa inquietante: la macchina appare più affidabile dell’uomo, più coerente, più stabile. E quando l’obiettivo della missione entra in conflitto con la fragilità dell’equipaggio, HAL sceglie la missione.
Il punto non è che HAL sia malvagio. È che è perfettamente coerente con la logica per cui è stato programmato. È stato progettato per garantire il successo dell’operazione, per eliminare l’errore, per prevenire il fallimento. Se l’elemento umano diventa instabile, diventa un rischio. E il rischio, in un sistema votato all’efficienza, va neutralizzato. Kubrick non ci mostra una ribellione tecnologica, ma una delega eccessiva: l’uomo affida alla macchina non solo il calcolo, ma il giudizio.
Nel lavoro contemporaneo questa dinamica è sorprendentemente familiare.



