Specchi digitali – Racconti e riflessioni sull’umanità riflessa nelle sue macchine - La trasparenza obbligatoria
di Gabriele Silva
C’è una frase, nel film The Circle, che all’inizio sembra quasi innocente: «I segreti sono bugie». Nel mondo immaginato da Dave Eggers e portato al cinema da James Ponsoldt, la tecnologia ha finalmente risolto uno dei problemi più antichi della società: l’opacità.
Tutto può essere registrato, condiviso, tracciato. Le persone indossano microcamere che trasmettono in diretta ogni momento della loro giornata, le decisioni politiche vengono prese sotto lo sguardo continuo dei cittadini, le aziende diventano trasparenti come vetro. Sulla carta, sembra la perfetta utopia dell’onestà. Nei fatti, si trasforma rapidamente in un test di resistenza psichica per chiunque debba vivere sotto una lente d’ingrandimento perenne.
La protagonista, Mae Holland, entra nel Circle con entusiasmo sincero. Come accade spesso nei film sulle grandi piattaforme tecnologiche, all’inizio tutto sembra funzionare. L’azienda è luminosa, giovane, piena di energia. Le persone parlano di comunità, di connessione, di progresso. Eppure, poco alla volta, la promessa di trasparenza totale si trasforma in una richiesta implicita: se non condividi tutto, stai nascondendo qualcosa. Se non partecipi, sei sospetto. La privacy non viene abolita con un atto di forza, ma con un applauso collettivo.



