“Spazio” - LE PAROLE DI BLAST
di Cristina Marchesan
Mi vedo fluttuare, attraverso la marea di correnti ascensionali, trasportata fin dentro al cuore di una misteriosa forza, un infinito, risplendente intreccio di corpi celesti. Ormai, guardo la Terra da lontano, minuscolo puntino miracolato dall’equilibrio dell’Universo, nell’eterna tensione dello spazio cosmico.
Nella seconda metà degli anni settanta veniva trasmessa una fortunata serie televisiva, Spazio 1999, con Martin Landau e Barbara Bain che, nel rendere più interessanti le serate casalinghe dell’epoca, riusciva ad accendere quella vena di fantastica aspettativa, o timore, in un futuro dai risvolti probabilmente inaspettati.
Era uno spazio che catturava le menti e si faceva percepire come qualcosa di smisurato e senza fine. Dal latino spatium, forse derivato di patēre, essere aperto; farebbe difatti pensare proprio ad un luogo dall’estensione illimitata; eppure, per come intendiamo ulteriormente la parola, si può intuirne anche una sorta di delimitazione, un preciso confine entro il quale ci si trova ad essere, oppure entro il quale si svolge un’attività o si compie un’azione.



