SIISL, ancora una volta: prima l’obbligo, poi il rinvio (e nel mezzo il caos)
di Gabriele Silva
Dal 1° aprile il SIISL è partito. O meglio: dovrebbe partire. Perché, come ormai da copione, parte ma non per davvero. Le comunicazioni obbligatorie possono transitare sulla piattaforma, le vacancy possono essere pubblicate, ma nulla è ancora davvero vincolante. L’obbligo c’è sulla carta, ma nella pratica viene sospeso, rinviato, ammorbidito.
Il risultato è sempre lo stesso: un sistema che annuncia, ma non è pronto a sostenere ciò che annuncia.
E qui il punto non è il SIISL in sé. L’obiettivo – trasparenza, tracciabilità, incontro domanda-offerta – è condivisibile. Il problema è il metodo. Perché non è la prima volta, e ormai non è più nemmeno una sorpresa. Si introduce un nuovo adempimento, si crea aspettativa, si genera allarme operativo tra aziende e professionisti… e poi si scopre che mancano i decreti attuativi, che la piattaforma è “in fase di rodaggio”, che l’obbligo, in realtà, può aspettare.
Nel frattempo, però il danno è fatto. Perché ogni annuncio diventa lavoro. Studio della norma, aggiornamento dei processi, spiegazioni ai clienti, interpretazioni in assenza di chiarimenti. E quando poi arriva la retromarcia – “per ora è facoltativo” – quel lavoro non viene cancellato. Resta. Si accumula. E si somma a tutto il resto. Perché il vero problema non è il singolo adempimento, ma la continua stratificazione di adempimenti che si sovrappongono senza mai sostituirsi davvero a quelli esistenti.
La sensazione, sempre più netta, è che il processo sia invertito. Prima si comunica, poi – forse – si costruisce. Prima si “spara”, poi si aggiusta il tiro. Prima si crea pressione, poi si concede il contentino del rinvio. È una dinamica che si ripete con una regolarità quasi disarmante. E che, a lungo andare, mina la credibilità dell’intero sistema. Perché se ogni novità è percepita come provvisoria, diventa difficile prenderla sul serio. E se non la si prende sul serio, non la si integra davvero nei processi.
Per aziende e intermediari questo non è un tema teorico. È tempo, è costo, è organizzazione. È l’ennesima piattaforma da imparare, l’ennesimo flusso da gestire, l’ennesima cosa da spiegare. In un contesto dove già oggi la gestione del lavoro è complessa, frammentata e fortemente regolata. E dove, soprattutto per le PMI, ogni nuovo passaggio non è mai neutro: pesa. Sempre.
La verità è che non è più un problema di singole norme, ma di approccio. Perché un sistema che introduce obblighi senza essere pronto a sostenerli non sta innovando: sta semplicemente spostando complessità. E continuare così non è solo inefficiente. È, francamente, non più accettabile.


