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Diritto

Settant'anni di Consulta e diritto tributario: la "Cenerentola" che ha cambiato il volto del fisco

di Lorenzo Romano

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mag 08, 2026
∙ A pagamento

Per il settantesimo anniversario dell’attività della Corte costituzionale, la Consulta ha scelto una via diversa rispetto alle ricorrenze precedenti. Non un volume celebrativo a più voci, come per il cinquantennale curato dal Presidente Ugo De Siervo, né un convegno con relazioni alla maniera del sessantennale aperto dal Presidente Paolo Grossi: questa volta si è preferita una ricognizione sistematica di come l’ordinamento giuridico italiano sia stato modificato dalle pronunce di illegittimità costituzionale. La scelta non è neutra. Sono le sentenze di accoglimento, infatti, ad avere quell’effetto “testuale” che cancella, modifica, sostituisce o talora addirittura crea disposizioni: oltre quattromila pronunce su un totale di poco più di ventimila giudizi sulle leggi, con un dato percentuale crescente che documenta il peso sempre maggiore della Corte sul tessuto normativo del Paese.

Il progetto, diretto dall’attuale Presidente Giovanni Amoroso, si articola in due pubblicazioni: una cartacea, edita da Treccani, che raccoglie i saggi dei quindici giudici-curatori; e una digitale, edita da Giuffrè Lefebvre, costituita da quindici volumi tematici (una vera biblioteca virtuale open source ospitata nel sito della Corte) ciascuno dedicato a una materia e affidato a un singolo Giudice. Le pronunce sono riportate limitatamente al Considerato in diritto e ai capi di accoglimento del dispositivo, organizzate non in sequenza cronologica ma secondo un indice sistematico ad albero, con tre indici di chiusura (numerico, per disposizione incisa, per parametro violato).

Il volume XIV, Il diritto tributario, è curato dal Vicepresidente Luca Antonini. E qui il dato statistico iniziale è di per sé eloquente: le dichiarazioni di incostituzionalità in materia tributaria, in settant’anni, sono soltanto circa duecentocinquanta, di cui appena la metà incide sulla disciplina sostanziale dei tributi. Una su dieci, rispetto al totale delle pronunce nella materia. Antonini lo dice senza giri di parole: il diritto tributario, in questa raccolta, si colloca “quasi come una Cenerentola” al penultimo posto. Un dato che, contro ogni evidenza, non significa che l’ordinamento tributario italiano (con le sue “vetustà, farraginosità e stratificazioni”) sia stato un modello virtuoso, ma piuttosto che la giurisprudenza costituzionale è stata a lungo, secondo la nota lettura di Enrico De Mita ripresa nello studio, una giurisprudenza “necessitata” dalle esigenze di gettito e dalle difficoltà dell’azione di governo.

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