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Fisco

Rottamazione locale: dalla deregulation all'ipotesi di una procedura unica gestita da Ader. Cronaca di una confusione annunciata

di Lorenzo Romano

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mag 05, 2026
∙ A pagamento

A pochi mesi dall’entrata in vigore dei commi 102-110 dell’articolo 1 della L. 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di Bilancio 2026), il bilancio della cosiddetta “rottamazione locale” è impietoso: definizioni agevolate sostanzialmente non avviate, enti in difficoltà, contribuenti spaesati e una geografia della sanatoria che rischia di tradursi in 8.000 rottamazioni ciascuna con le proprie regole. Sul tavolo del Mef si discute ora una svolta organizzativa: una procedura unica, standardizzata e gestita da Agenzia delle Entrate-Riscossione, da innestare sul decreto fiscale all’esame della Commissione Finanze del Senato attraverso un emendamento Anci. È però bene chiarire fin da subito un equivoco: la “centralizzazione” di cui si parla non discende da un vincolo di legge, ma da una precisa (e per molti enti necessitata) scelta di comodo.

La disciplina della Manovra 2026 è, sulla carta, ortodossa. La definizione agevolata locale è uno strumento autonomo di gestione delle entrate, affidato alla potestà regolamentare di Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni, nel rispetto degli articoli 23, 53 e 119 Cost. e dei principi generali dell’ordinamento tributario. La quota capitale resta intangibile; possono essere ridotti o azzerati sanzioni e interessi; l’adesione richiede un termine non inferiore a sessanta giorni dalla pubblicazione dell’atto sul sito istituzionale dell’ente, in coerenza con lo Statuto dei diritti del contribuente.

Il perimetro oggettivo, nella lettura fornita dall’IFEL con la nota del 27 gennaio 2026, è ampio: IMU (per la sola quota comunale), TARI, Canone Unico Patrimoniale, oneri di urbanizzazione, rette dei servizi, sanzioni del Codice della Strada qualificate come entrate patrimoniali di diritto pubblico.

Il principio di autonomia, costituzionalmente fondato, è stato tradotto in una disciplina deliberatamente “leggera”: ciascun ente decide se attivare la rottamazione, quali tributi includervi, con quale misura di abbattimento, entro quale finestra temporale. La nota IFEL ha fornito uno schema-tipo di regolamento, ma resta strumento di soft law.

Il risultato, a quattro mesi dall’entrata in vigore della Manovra, è quello che gli operatori temevano: pochissimi enti hanno deliberato; quelli che lo hanno fatto seguono cronologie e perimetri eterogenei; il contribuente con immobili in più Comuni si trova davanti regole differenti per la stessa tipologia tributaria; insomma, una rottamazione a “macchia di leopardo”.

La frattura ontologica fra carichi gestiti dall’ente (o dai concessionari iscritti all’Albo ex articolo 53 D.lgs. 446/1997) e carichi affidati ad Ader (frattura imposta dalla scelta legislativa di non consentire alla rottamazione locale di incidere su questi ultimi) produce un esito controintuitivo: il contribuente può rottamare l’avviso di accertamento IMU non ancora trasmesso al concessionario nazionale, ma non la corrispondente cartella già consegnata ad Ader.

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