RIPROPONIAMO LE NOSTRE RUBRICHE - "Programma"- LE PAROLE DI BLAST
di Cristina Marchesan
È passato un secolo da quando, alle elementari, il programma scolastico ci imponeva lo studio settimanale di una nuova poesia da recitare il sabato come ultimo impegno della settimana.
All’epoca, noi bambini non capivamo l’utilità di tutto quel lavoro o quanto potesse essere importante per allenare la memoria e magari anche per vincere un po’ di timidezza legata proprio al fatto di dover declamare la poesia prescelta davanti a tutta la classe.
A parte rari casi, trovavamo il tutto un noioso stillicidio e quando ci toccava il turno di recitare ne venivano fuori delle belle, così, spesso, la maestra ci chiamava pappagalli senza cuore. Forse, adesso, si sarebbe beccata addirittura una denuncia… Eppure, cara maestra, sono sicura che tutti i suoi bambini la ricorderanno sempre con tanto affetto.
Comunque, mentre avevamo accolto con estremo disappunto lo studio de La spigolatrice di Sapri; la nostra gioia si era palesata al momento di dover recitare alcune poesie di Ungaretti e la cosa ci aveva messo tutti d’accordo. Così, grazie alla sua brevità, questa era una di quelle che preferivamo:
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie
(Soldati di Giuseppe Ungaretti)
Mentre la maestra aveva cercato di spiegarci il senso profondamente tragico che si celava in quelle poche righe - fuoriuscite dalla matita del giovanissimo soldato Ungaretti, mentre si trovava impegnato al fronte con, ma anche contro, altrettanto giovani soldati - noi, piccoli scolari innocenti, ci saremmo invece sentiti miracolati solo dallo squillo della campanella di fine lezione.
L’etimologia della parola odierna è riconducibile al latino tardo programma -mătis, dal greco πρόγραμμα -ματος, derivante da προγράϕω, cioè scrivere prima.
Dal programmare un computer, o un altro qualsiasi dispositivo elettronico, allo stilare un semplice programma personale sui diversi impegni di ogni giorno; il termine risulta molto usato. Cosicché, in diversi ambiti di interesse lavorativo, economico e sociale; stilare un programma ben articolato diventa necessario per evidenziare le azioni da compiere, strettamente funzionali alla sua realizzazione.
Ai lettori di Blast sicuramente non risulterà nuovo nemmeno un riferimento al programma di giustizia riparativa, svolto con il coinvolgimento di un mediatore, per favorire il dialogo fra le parti ed il raggiungimento di un accordo soddisfacente per entrambe.
Mentre le nostre giovani promesse fanno fatica a programmare anche il loro futuro più prossimo - sia per quanto concerne lo studio che il lavoro - e tendono quindi a spostarsi frequentemente da un Paese all’altro, sperando in opportunità migliori; politicamente si ha l’impressione che i vari programmi proposti per migliorare il sistema scolastico - e, alla fine del percorso di studio, garantire adeguati posti di lavoro - vengano immancabilmente disattesi. In questo senso, sembra di assistere ad un eterno esercizio di spreco di risorse umane.
D’altronde, alcuni grandi della Terra, mascherati da benefattori, continuano a promuovere i programmi delle loro fondazioni - in cui spiccano sempre promesse di miglior scolarizzazione, di buona nutrizione, attenzione alla salute e raggiungimento della pace tra i popoli - anche nei Paesi più svantaggiati.
Ma, allo stesso tempo, mentre banchettano con i politici che decidono le sorti del mondo, fingono di non accorgersi di ciò che avviene, proprio ora e non così lontano, a ragazze e ragazzi poco più che adolescenti, potenzialmente pieni di talento, sacrificati nei combattimenti come già accaduto durante la Grande Guerra.
Nell’avvicendarsi degli accadimenti umani, in una sorta di ripetizione ciclica degli eventi, verrebbe da dire che si continua a non imparare niente dal passato ed a ripetere gli stessi errori, supini al medesimo mantra di sempre. Una triste constatazione che ci fa percepire come banale l’esternazione di desiderare, finalmente, la pace nel mondo.
Una retorica che fa quasi sorridere, lasciando però un certo amaro in bocca.


