RIPROPONIAMO LE NOSTRE RUBRICHE - LEGGER(MENTE) – LE RECENSIONI DI BLAST - Nexus – Breve storia delle reti d’informazione dall’età della pietra all’AI
di Chiara Forino
Il 2025 è stato l’anno dell’Intelligenza Artificiale. Che la si veda come un’enorme opportunità o una grave minaccia, questo strumento è parte integrante, oramai, in molti, se non tutti, gli aspetti della nostra vita privata e professionale.
Per questo oggi la recensione riguarda un libro che fornisce un’interessante chiave di lettura per osservare la storia del genere umano. Non tramite date e personaggi, ma attraverso l’evoluzione della capacità di costruire reti di informazione: non come semplice dato, ma elemento fondante per storie, miti, procedure, astrazioni organizzate in “catene informative”. Un’esclusiva della nostra specie, che ha portato alla dirompente rivoluzione tecnologica dell’Intelligenza Artificiale. Per la prima volta nella storia umana una tecnologia mette in discussione l’intero sistema di regole che ha caratterizzato le dinamiche umane sino ad oggi.
Non si tratta, nonostante il titolo, di un breve storia, quanto piuttosto di un trattato che esplora l’evoluzione dell’umanità partendo da una domanda che può sembrare retorica: “Perché l’uomo Sapiens, se è così sapiente, è così autodistruttivo?”.
Il libro di Harari prova a ripercorrere gli eventi che, dall’età della pietra ad oggi, hanno portato allo sviluppo di una tecnologia così potente da mettere a rischio l’esistenza stessa del genere umano, raccogliendo recensioni entusiaste e severe critiche. Secondo il New Yorker, “la storia di tutti, di tutti i tempi, secondo Noah Harari”.
Buona lettura!
Titolo: Nexus – Breve storia delle reti di informazione dall’età della pietra all’AI
Autore: Yuva Noah Harari
Editore: Saggi Bompiani
Anno di pubblicazione: 2025
Pagine: 598
Il trattato di Harari si sviluppa in tre parti, che si possono riassumere in: passato, presente e possibili futuri. Il filo conduttore è il concetto di “informazione” e il modo con cui l’umanità, tramite le reti di informazione ha costruito miti, regole e costrutti sociali.
In “Le reti umane”, l’autore ripercorrere, con una narrativa ricca di aneddoti, come la capacità dell’essere umano di acquisire, organizzare, condividere informazioni con tecnologie sempre più avanzate abbia consentito di sviluppare organizzazioni sociali sempre più complesse ed estese. Dalle tavolette di argilla dell’antica Mesopotamia all’Intelligenza Artificiale, la tecnologia ha influito sulla storia umana in modo continuo, per quanto impalpabile. Le religioni, le prime democrazie, le più feroci dittature della storia si sono sviluppate e hanno prosperato grazie alla loro capacità di utilizzare le informazioni per gestire la “verità”, l’“ordine” e il “potere”. I libri, la burocrazia, la stampa, la radio e internet sono stati strumenti nelle mani delle organizzazioni per influenzare, guidare o controllare la vita di miliardi di persone. Tre sono le organizzazioni che, nelle diverse forme che hanno acquisito nel corso della storia, vengono analizzate in rapporto all’uso dell’informazione: la democrazia, il totalitarismo e la religione. Harari, da storico, analizza come la disponibilità di tecnologie sempre più sofisticate abbiano consentito da un lato di migliorare la qualità della vita, ma, dall’altro, di estremizzare il controllo in modo sempre più pervasivo. La nascita delle religioni, gli apparati statali, caccia alle streghe, la strage dei Rohingya in Myanmar, ma anche l’Impero romano e le democrazie greche, lo Stalinismo e gli imperi orientali sono solo alcuni dei grandi eventi storici utilizzati per evidenziare come il controllo dell’informazione sia stato sempre funzionale e direttamente collegato al potere.
Arrivati ai giorni nostri, con “Network inorganico”, l’autore parla dell’intelligenza artificiale come una rivoluzione senza precedenti. Diversamente dalle altre tecnologie, infatti, all’“Algoritmo” viene attribuita la capacità di prendere decisioni autonomamente e di creare nuove idee, in modo indipendente dall’essere umano che in teoria dovrebbe controllarlo. A queste capacità tipicamente umane si affianca una potenza di calcolo e un’efficacia infinitamente superiori a quelle dei singoli individui. Queste caratteristiche rendono l’Intelligenza Artificiale non più uno strumento nelle mani dell’uomo, ma un attore a pieno titolo delle reti informatiche che, fino a ieri, erano interamente controllate dall’essere umano. Harari sostiene che oggi gli algoritmi possono elaborare quantità di informazioni inimmaginabili in pochi secondi, organizzarle, diffonderle senza alcun supporto o controllo umano. Sebbene questo approccio sia stato duramente criticato, ha un pregio: evidenziare le potenzialità di una tecnologia mai vista prima, nel bene e nel male. Se nelle mani di un’organizzazione democratica dotata di più sistemi di auto-correzione una così grande capacità richiede “solo” l’adeguamento e il potenziamento dei sistemi di controllo, nelle mani “sbagliate” potrebbe diventare un dittatore onnisciente, per quanto fallibile, ma che non dorme mai, non dimentica mai e, come nei peggiori futuri distopici, accentra tutto il potere in una dimensione “aliena”, in cui l’uomo non è più libero, ma schiavo della tecnologia.
L’ultima parte, la più cupa del libro, si apre con l’inquietante prospettiva della distruzione della civiltà umana ad opera di una rete interamente controllata da un’intelligenza diversa e aliena da quella umana. In futuro, grazie a macchine sempre più intelligenti, l’essere umano potrà beneficiare di servizi migliori e, magari, evitare il collasso ambientale del pianeta. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo: la fine della civiltà umana. L’automazione estrema potrebbe portare profonde crisi economiche e sociali, le organizzazioni statali dovranno affrontare sfide senza precedenti per mantenere l’ordine e continuare a gestire il potere secondo le regole umane. Qui si illustra il confronto tra la via democratica e il totalitarismo, ma anche tra l’uso della tecnologia e il bisogno umano di relazioni, spiegazioni, emozioni che, almeno per ora, non possono essere delegate a delle macchine, per quanto intelligenti.
Negli ultimi capitoli si ribadisce il pericolo che l’umanità soccomba alla tecnologia che lei stessa ha creato. Pericolo che deriva non dalla malvagità intrinseca dello strumento, ma dalle dinamiche che hanno caratterizzato il comportamento umano sin dalla notte dei tempi. L’ascesa vertiginosa degli “imperi digitali” ha già cambiato la geopolitica mondiale. Potere, colonialismo, guerra e identità sono concetti che hanno assunto forme e confini completamente diversi rispetto alle epoche passate. E questo impone che l’umanità, cercando di superare le storiche differenze e diffidenze, impari (rapidamente) a cooperare per gestire questo nuovo strumento di potere con saggezza, affinché rimanga uno strumento controllato dall’uomo, e non diventi una divinità aliena dal potere illimitato.
Le decisioni che prenderemo oggi, secondo Harari, determineranno se la creazione di questa “intelligenza aliena” sarà un ulteriore salto evolutivo o la fine del genere umano.
Perché leggerlo: per conoscere la storia umana con una prospettiva nuova, quella delle reti informative, più funzionale a comprendere la rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo. Con uno stile leggero e scorrevole, Harari ci accompagna in un viaggio che mostra come l’intelligenza artificiale sia solo l’ultimo anello di una lunghissima catena storica non solo di evoluzioni tecnologiche, ma anche culturali, sociali e psicologiche. Partendo da concetti astratti come “verità”, “libero arbitrio” e “responsabilità”, tramite un’ampia selezione di eventi storici l’autore ci mostra come il dibattito sull’Intelligenza Artificiale debba essere inserito in una cornice culturale più ampia del mero aspetto tecnico. E come sia necessario ragionare sul fatto che regole del gioco mondiale delle relazioni umane, in termini di libertà, potere, controllo, siano cambiate a tal punto da mettere a rischio l’ordine mondiale che abbiamo vissuto fino ad oggi. Una consapevolezza che è solo il primo passo per consentire all’umanità di restare la specie che governa il Pianeta. Ed evitare il rischio che il controllo passi nelle mani dell’Algoritmo.
Lascia perdere se: nei libri cerchi rifugio e rassicurazioni. Harari non vuole rassicurare, ma, al contrario, costringe e porsi domande scomode sul nostro passato e su come il genere umano può affrontare l’inedita sfida di uno strumento che sembra capace di agire come un essere umano in termini di ragionamento e di capacità di decisione autonoma. È un libro che evidenzia i problemi e le criticità, con un approccio speculativo e, a tratti, inquietante nell’evidenziare la possibilità di un futuro distopico nemmeno troppo lontano. Le critiche segnalano un approccio determinista, che ammicca al luddismo senza approfondirne la teoria e denunciano un approccio semplicistico a temi complessi, che esclude uno dei fattori che, nella storia moderna, ha avuto più peso: il capitalismo (citato una sola volta). Infine, se hai già letto “Sapiens” o “Homo Deus”, potresti trovare ripetitive e ridondanti i temi e gli schemi argomentativi.



