È una sera in riva al mare, falò acceso, uno dei due guarda l’altro negli occhi e dice quello che in queste settimane non è mai riuscito a dire chiaro. Andrà in onda, diventerà una clip di quindici secondi su tutti i telefoni d’Italia entro un paio di giorni. Dal divano il rito è sempre lo stesso: si guarda la tempesta di un altro e ci si sente, per una sera, al riparo.
Lucrezio l’aveva scritto duemila anni prima che qualcuno inventasse i falò in prima serata. Nel secondo libro del De rerum natura racconta il piacere di stare a riva mentre il mare in tempesta sballotta la nave di un altro. E specifica subito cosa non è quel piacere: non è godere del male altrui. È sentire, per contrasto, quanto si è al sicuro.
Le coppie che arrivano al villaggio non stanno bene, anche se sui social magari lo negano fino all’ultimo giorno. C’è un dubbio che si portano dietro da mesi, mai detto abbastanza chiaro, o detto troppe volte per essere ancora vero. Vanno lì per farlo uscire davanti a qualcun altro, per vedere se quello che dicono di sé regge anche fuori dal salotto di casa. Il falò non inventa niente. Mette solo in scena quello che sapevano già, da soli, la sera prima di partire.
Il commercialista non finisce mai in un villaggio in Calabria a mettersi alla prova davanti alle telecamere. Ma la stessa domanda, spostata di sfera, gli è più familiare di quanto ammetterebbe: si può lavorare fianco a fianco con un altro, ogni giorno, senza essersi mai davvero scelti?
A volte attorno a lui ci sono altri commercialisti. Quelli con cui si condivide l’ufficio, la segretaria, a volte anche il nome sulla targa fuori dalla porta. Si ride e si scherza tutti i giorni. Ma si resta, quasi sempre, sospettosi l’uno dell’altro come due che stanno insieme da anni senza essersi mai davvero scelti.
I numeri lo confermano più di quanto piaccia ammettere. Una ricerca della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, condotta nel 2026 su oltre quattromila professionisti, la prima dopo sette anni, dice che chi ha un ruolo di socio o associato è appena il 19,9 per cento della categoria. Un altro studio più ampio arriva al 40 per cento se si contano anche gli spazi condivisi, ma aggiunge una postilla che dice tutto: restano nella maggior parte dei casi piccoli e poco strutturati. Uno spazio in comune, non una fusione.
Trovare un vero socio, per un commercialista, è raro quanto trovare l’anima gemella. E la coppia di lavoro è spesso più complicata di quella sentimentale: nessuno la mette alla prova davanti a una telecamera, nessuno chiede conto delle incomprensioni finché non esplodono da sole. A volte è una relazione tossica che nessuno chiama con questo nome, perché intanto porta clienti. Altre volte sono solo due obiettivi mai messi davvero a confronto. Anche uno studio, prima o poi, avrebbe bisogno del suo falò.
Chi guarda Temptation Island lo sa già, anche senza saperlo dire: la tempesta più vicina non è mai quella che si vede dal divano.


