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Diritto

Reintegro dei medici radiati: fino a dove può spingersi il legislatore senza svuotare il potere disciplinare degli Ordini?

di Immacolata Duni

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lug 23, 2026
∙ A pagamento

È attualmente in stand by l’emendamento al disegno di legge sulle professioni sanitarie secondo cui alcuni medici radiati durante la pandemia potrebbero tornare a esercitare la professione. C’è chi parla di una doverosa seconda possibilità, chi invece legge questa scelta come un’ingerenza della politica nei confronti degli Ordini professionali.

La questione che si pone però trascende la specifica vicenda: fino a che punto il legislatore può intervenire su provvedimenti disciplinari adottati dagli Ordini professionali senza comprometterne l’autonomia?

È una domanda che riguarda certamente la professione medica, ma che potrebbe avere conseguenze ben più ampie sull’intero sistema ordinistico italiano.

Gli Ordini professionali non sono semplici associazioni di categoria

Nel dibattito pubblico si tende spesso a considerare gli Ordini professionali come organismi rappresentativi della categoria. Dal punto di vista giuridico, però, la loro natura è diversa.

Gli Ordini sono enti pubblici non economici ai quali l’ordinamento attribuisce una funzione di interesse generale. Non tutelano soltanto gli iscritti, ma sono chiamati a garantire che determinate professioni vengano esercitate nel rispetto della legge, delle regole deontologiche e della fiducia che i cittadini ripongono in chi svolge attività particolarmente delicate.

Per questo motivo dispongono anche del potere disciplinare. La radiazione dall’Ordine rappresenta la sanzione più grave prevista dall’ordinamento professionale. Non ha una funzione punitiva in senso stretto, ma mira a tutelare l’interesse pubblico quando la permanenza del professionista nell’Albo viene ritenuta incompatibile con i doveri della professione.

È proprio su questo terreno che la recente iniziativa legislativa solleva interrogativi destinati ad andare ben oltre il caso dei medici coinvolti.

Può il Parlamento intervenire su una sanzione disciplinare?

Dal punto di vista costituzionale il Parlamento è naturalmente libero di modificare la legislazione vigente e di introdurre nuove discipline. Diverso, però, è il problema quando una legge incide sugli effetti di provvedimenti disciplinari già adottati secondo le regole allora vigenti.

L’emendamento al disegno di legge sulle professioni sanitarie non annulla automaticamente le decisioni disciplinari né dichiara illegittimo l’operato degli Ordini; consente però, a determinate condizioni, il reintegro di professionisti radiati per fatti collegati al periodo pandemico.

È proprio questo il punto sul quale si è acceso il confronto. La Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) ha espresso forti perplessità, ritenendo che un intervento legislativo di questo tipo rischi di incidere sull’autonomia disciplinare riconosciuta agli Ordini.

Si tratta di una posizione che merita attenzione, indipendentemente dal giudizio che ciascuno possa avere sulle singole vicende personali dei medici interessati.

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