Regali, corruzione e confini del penalmente rilevante: note a Cass. 33705/2025
di Claudio Garau
Nel complesso panorama del diritto penale e amministrativo, la recente sentenza 33705/2025 della sesta sezione penale della Cassazione offre un interessante spunto di riflessione. Non tutto ciò che brilla è corruzione, e non ogni dono a un pubblico ufficiale configura automaticamente un reato.
Il caso giudiziario arrivato fino alle aule di piazza Cavour nasce da un episodio poco appariscente e, apparentemente, quasi innocuo. Con l’aggiudicazione di due contratti all’esito di una gara per fornitura di dispositivi medici alle Asl, un privato imprenditore e amministratore della società aggiudicataria, ha consegnato un gioiello in oro e piccoli gadget a un membro della commissione.
A prima vista, il fatto potrebbe richiamare alla mente i cliché della corruzione “classica”: regali, favori, vantaggi economici. Tuttavia, entrando nel dettaglio della sentenza, si può cogliere una dinamica diversa e, forse, inaspettata.
L’imprenditore, condannato alla reclusione sia dal tribunale che dalla corte di appello (pur con una riduzione di pena), fece ricorso in Cassazione. Ponendo fine alla disputa giudiziaria, gli Ermellini hanno annullato la sentenza di condanna senza rinvio. Il fatto non sussiste.



