Quando un dipendente se ne va e l’impresa diventa più grande: perché gli spin-off possono diventare il patrimonio invisibile dell’azienda
di Andrea Tordini
Per un imprenditore poche comunicazioni producono un impatto emotivo maggiore di quella pronunciata da un collaboratore di valore: “Ho deciso di andarmene per avviare una mia impresa”.
La reazione è quasi sempre la stessa: la sensazione di avere perso un investimento, il timore che competenze e relazioni costruite negli anni possano trasformarsi in un vantaggio competitivo per qualcun altro e, soprattutto, la paura che il nuovo progetto diventi un concorrente diretto. Sono reazioni comprensibili e, sotto alcuni aspetti, fisiologiche. Tuttavia, la ricerca economica degli ultimi trent’anni suggerisce una lettura molto diversa: gli employee spinout, ossia le imprese fondate da ex dipendenti, non rappresentano necessariamente una sottrazione di valore. Possono costituire, al contrario, uno dei principali meccanismi attraverso cui un’organizzazione diffonde conoscenza, alimenta innovazione e rafforza il proprio ecosistema industriale.
La ricerca scientifica mostra che gli spin-off trasferiscono molto più delle competenze
La letteratura internazionale distingue i corporate spin-off, generati direttamente da un’impresa, dagli employee spinout, fondati autonomamente da ex collaboratori. È su questi ultimi che si è concentrata gran parte della ricerca economica.
Una delle linee di ricerca più significative, sviluppata da Steven Klepper della Carnegie Mellon University attraverso numerosi studi sull’evoluzione industriale, ha mostrato come settori innovativi quali l’automotive e i semiconduttori si siano sviluppati anche attraverso vere e proprie genealogie imprenditoriali. Le imprese più solide hanno generato nel tempo spinout fondati da ex dipendenti, contribuendo alla diffusione di competenze, routine organizzative e capacità innovative.



