Quando l’algoritmo diventa un dipendente (più economico): il licenziamento per giustificato motivo nell’era dell’IA
di Gabriele Silva
C’è un punto preciso in cui Specchi Digitali, la rubrica che tengo qui su Blast, smette di essere una riflessione teorica e diventa cronaca giudiziaria, ed è il momento in cui un Tribunale scrive nero su bianco che un algoritmo può rendere superflua una mansione umana e che questa soppressione può legittimare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
In questi giorni si discute infatti di una decisione del Tribunale di Roma che ha ritenuto legittimo il licenziamento di una lavoratrice la cui posizione era stata eliminata a seguito dell’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale generativa all’interno di un processo di riorganizzazione aziendale legato a una crisi economica reale.
Per capire il punto bisogna chiarire cosa sia un licenziamento per GMO (giustificato motivo oggettivo) senza trasformare la spiegazione in una lezione universitaria. Il giustificato motivo oggettivo è il recesso fondato su ragioni economiche, organizzative o produttive dell’impresa; non c’entra la colpa del lavoratore, non c’entra un comportamento disciplinarmente rilevante, c’entra l’assetto dell’azienda che cambia e rende quella posizione non più necessaria. In punta di diritto, se una mansione viene effettivamente soppressa e non è possibile ricollocare il dipendente in altro ruolo compatibile, il licenziamento è legittimo.
Il cuore della questione, allora, non è l’algoritmo in sé ma la soppressione della funzione. Se un’impresa attraversa una fase di contrazione, introduce uno strumento tecnologico che consente di svolgere determinate attività con minori costi e con efficienza compatibile con le proprie esigenze, e dimostra che quella scelta organizzativa è seria, non pretestuosa, e che non esistono posizioni alternative in cui ricollocare il lavoratore, il giudice non può e non deve sostituirsi all’imprenditore nella valutazione del modello organizzativo.
Questo è il punto tecnico, asciutto, ma il punto culturale è un altro ed è profondamente coerente con la linea che porto avanti in Specchi Digitali: non stiamo assistendo a un conflitto tra uomo e macchina, stiamo assistendo a una ridefinizione del valore della competenza.



