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Economia

Quando la sicurezza vale molto più di un costo: il defibrillatore che salva vite e, nello stesso tempo, genera valore per l’impresa

di Andrea Tordini

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lug 31, 2026
∙ A pagamento

C’è un errore che molte aziende continuano a commettere: considerare la sicurezza esclusivamente come un costo da sostenere. È una visione limitata, perché alcuni investimenti in questo ambito riescono a produrre contemporaneamente tre risultati: proteggere le persone, ridurre il rischio aziendale e generare un beneficio organizzativo ed economico. Il defibrillatore rappresenta uno di questi investimenti.

Quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro, l’attenzione si concentra spesso sugli obblighi normativi. Molto meno spazio viene dedicato alle misure volontarie di prevenzione e risposta all’emergenza: strumenti che, pur non essendo sempre imposti dalla legge, possono fare la differenza.

L’arresto cardiaco improvviso è una di queste emergenze. Il massaggio cardiaco praticato immediatamente aumenta in modo significativo le probabilità di sopravvivenza. Quando alla rianimazione precoce si aggiunge l’uso del defibrillatore nei primi minuti, le possibilità di salvare la persona possono arrivare, secondo i dati divulgativi richiamati dall’INAIL, fino al 60 per cento.

La tempestività è quindi il fattore decisivo. Ogni minuto perso riduce le probabilità di successo dell’intervento. Per questo la presenza di un DAE in azienda non dovrebbe essere considerata un acquisto di facciata, ma una scelta da inserire in un vero sistema di gestione dell’emergenza.

Non esiste ancora un censimento nazionale unico e pienamente operativo dei DAE: il Ministero della Salute ha richiamato nel gennaio 2026 la mancanza di un sistema nazionale di tracciabilità. I registri regionali consentono comunque di misurare la diffusione del fenomeno. Nel novembre 2025 AREU Lombardia censiva 22.444 defibrillatori di pubblico accesso; nell’ottobre 2024 la Regione Emilia-Romagna ne registrava 8.385 in ambito extraospedaliero, 2.224 dei quali presso imprese private. Sono dati territoriali e non sommabili per ricavare un totale nazionale, ma mostrano che i DAE sono già presenti in migliaia di luoghi di lavoro.

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