Quando la macchina prende il posto dell'uomo: il tribunale di Roma e il futuro dei licenziamenti
di Claudio Garau
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è diventata una presenza concreta nelle aziende italiane, oltre che nella vita quotidiana delle persone.
La significativa sentenza n. 9135/2025 del tribunale di Roma si occupa proprio di questo cambiamento epocale. La pronuncia non conferma soltanto i principi generali in materia di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, ma - ed è quel che più conta - offre lo spunto per riflettere su un tema che risulta oramai la vera nuova frontiera del diritto del lavoro: la convivenza (inevitabile) tra macchina e uomo.
Nel caso trattato dal giudice capitolino, protagonista era una graphic designer, prima regolarmente assunta in azienda e poi licenziata per ragioni di riorganizzazione aziendale. Un fulmine a ciel sereno. La decisione datoriale fu infatti presa dopo un apprezzato periodo di lavoro, che non avrebbe mai potuto fare presagire alla dipendente un allontanamento definitivo.
L’azienda, specializzata in sicurezza informatica e sviluppo software, ha fatto una scelta netta in merito al proprio perimetro di attività. Ha deciso di concentrare le risorse sul proprio core business, riducendo drasticamente i settori “non strategici” come design e marketing. Ha privilegiato l’apporto della tecnologia, ottimizzandolo e massimizzandolo ove possibile.



