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Fisco

Quando il finanziamento soci nasconde il “nero”

di Gianfranco Antico

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Blast
mar 27, 2026
∙ A pagamento

Il finanziamento soci è spesso oggetto di attenta lettura da parte dei verificatori, specie quando effettuato in date prossime a quelle in cui si sarebbe registrato un inammissibile saldo negativo di cassa.

In sostanza, le operazioni di “sovvenzionamento” da parte dei soci in taluni casi possono risultare degli artifici contabili posti in essere per “coprire” dei ricavi non contabilizzati.

Secondo quanto indicato nell’ordinanza della Corte di Cassazione n.27366/2023, la legittimità di un prestito soci, opponibile al Fisco, richiede la regolarità formale delle delibere assembleari, in tempi coerenti con l’andamento finanziario del periodo, fermo restando che è onere della società provare anche la effettiva provenienza del denaro oggetto dei versamenti dei soci, dimostrando che quest’ultimi avevano la disponibilità sufficiente per eseguire i finanziamenti, la cui assenza lascia presumere che l’erogazione sia una re-immissione in azienda di utili. Per gli Ermellini, la giustificazione dei finanziamenti non può fondarsi unicamente sulla loro opportunità ma deve basarsi quantomeno sull’individuazione di “elementi, anche indiziari, non solo dedotti ma anche provati dal contribuente”, atti a dimostrare la ragionevolezza del finanziamento a fronte delle necessità societarie e quindi la sua convenienza quale utile opzione rispetto magari al ricorso al credito bancario.

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