Il calcio italiano vive un paradosso sistemico che dura da vent’anni.
Da una parte un’industria a cui la FIGC attribuisce un valore di 7 miliardi di ricavi diretti, più di 5 miliardi di euro di indotto, 141 mila posti di lavoro e 3,5 miliardi annui di contribuzione fiscale che arranca sotto il peso di una crisi d’identità profonda: tre Mondiali guardati dal divano, vivai inariditi e l’ombra ciclica di scandali che vanno dalle scommesse alle opacità arbitrali.
Dall’altra, il tentativo di utilizzare la propria enorme popolarità come moneta di ri-accreditamento sociale.
In questo scenario, B4People, la piattaforma di sostenibilità recentemente lanciata dalla Lega Serie B — presentata il 25 marzo scorso a Roma, nella Sala del Parlamentino di Palazzo Brasini, alla presenza del ministro per lo Sport Andrea Abodi, della ministra per la Famiglia Eugenia Roccella e del capo dipartimento antidroga Paolo Molinari — non è solo una collezione di buone intenzioni. È un’operazione di realismo strategico.
Mentre la Serie A insegue il mercato globale e i capitali esteri, perdendo spesso il contatto con la base, la Serie B ha compreso che la sua via di sopravvivenza è il territorio. Con 20 squadre radicate in province che sono il cuore pulsante del Paese, la “Lega degli italiani” ha trasformato il calendario in un’infrastruttura sociale. Non si tratta più solo di “B Solidale” o di interventi sporadici: B4People eredita e struttura anche l’esperienza di B.ig for People, raccogliendo in un’unica piattaforma — con personale dedicato e risorse proprie — tutto ciò che la Lega porta avanti con i partner del Terzo Settore nei 38 weekend di campionato.
La cronistoria della stagione 2025/26 dimostra una capillarità che i grandi club spesso non possono permettersi: dal sostegno a Komen Italia contro i tumori del seno (ottobre) al pallone rosso contro la violenza di genere (novembre), da #ioleggoperché per dotare le biblioteche scolastiche di nuovi libri fino al progetto Play Therapy per i bambini ricoverati al Meyer di Firenze, passando per Dynamo Camp, le Paralimpiadi Milano-Cortina 2026 e la Giornata della Terra con Earth Day Italia. Trentotto giornate, trentotto cause. Ma qui sorge l’interrogativo critico: questa rete serve a cambiare la cultura o a mitigare il senso di colpa di un sistema in crisi?
B4People: dalla beneficenza alla strategia ESG
La nascita di B4People segna il passaggio fondamentale dalla “beneficenza” (spesso interpretata come una tantum) alla governance. Creare un’area dedicata con personale proprio significa ammettere che il calcio non può più permettersi di essere solo un organizzatore di partite per vendere al pubblico uno spettacolo.
L’obiettivo dichiarato dal presidente Paolo Bedin — la funzione educativa verso milioni di fan — è ambizioso, ma si scontra con una realtà interna complessa. Il progetto si articola su tre assi: le iniziative sociali sui campi ogni weekend, la riproposizione dell’Integrity Tour — operativo da oltre dieci anni in sinergia con Sportradar, ora ampliato con moduli sulle dipendenze digitali per i vivai e sulla lotta al match fixing, fenomeno in rapida espansione grazie alle nuove tecnologie — e, in autunno, l’approdo alla sostenibilità ambientale delle infrastrutture.
Prendiamo proprio l’Integrity Tour: è encomiabile che si parli di dipendenze digitali e fair play ai ragazzi dei vivai, specialmente considerando che oltre la metà degli adolescenti italiani ha già avuto contatti con il gioco d’azzardo. Tuttavia, l’argomentazione perde forza se non si affronta l’elefante nella stanza: molti top club, in particolare di Serie A, dipendono infatti dai proventi derivanti dalle sponsorizzazioni di società di scommesse, aggirando l’ormai semi-dimenticato Decreto Dignità. Il calcio può quindi davvero essere un educatore credibile se non risolve le proprie incoerenze strutturali? La domanda è ad oggi aperta.
L’imminente Progetto ESG triennale allineato all’Agenda 2030 ONU è probabilmente un passo decisivo di questa trasformazione evolutiva. Non è un caso che siano proprio le “serie minori” a sperimentare: meno riflettori significano più libertà di manovra e meno pressione dai grandi sponsor globali. Il punto non è quindi se B4People sia “buono”, ma se sia sufficiente. In un momento in cui il calcio italiano deve recuperare la fiducia di una generazione che preferisce lo smartphone allo stadio, investire su ambiente, inclusione e legalità non è un atto di generosità: è l’unico investimento con un ROI possibile in termini di reputazione. La prova più concreta di questa cultura emergente arriva dal campo, non dagli uffici stampa. Il Cartellino Verde — ripristinato su idea di Abodi durante la sua presidenza della cadetteria — premia i gesti che il sistema fatica a valorizzare, ma di cui ha un bisogno disperato. Come quello del portiere dell’Empoli Andrea Fulignati, rimasto intontito per lo scoppio di un petardo ma tornato regolarmente in campo qualche secondo dopo senza drammatizzare. O come quello del portiere del Palermo Jesse Joronen, che a Pescara ha confermato un calcio d’angolo contro la propria squadra — con Insigne che è andato spontaneamente a ringraziarlo. Episodi piccoli, ma rivelatori di una mentalità che B4People vuole coltivare sistematicamente.
Che dire quindi. B4People non salverà il calcio italiano dalle sue fragilità tecniche o dai suoi fallimenti mondiali, ma si ispira e rilancia un trend continentale visto che la UEFA Football Sustainability Strategy 2030 ha già tracciato la rotta: una roadmap europea che integra sostenibilità sociale, ambientale e di governance con obiettivi misurabili e KPI verificabili. I segnali concreti non mancano — da UEFA EURO 2024, presentato come il torneo europeo più sostenibile di sempre grazie a misure su mobilità, energia, rifiuti e compensazione climatica, alle decine di iniziative ESG introdotte nelle finali delle competizioni per club, fino all’adesione di UEFA a Football for the Goals, il programma ONU sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile di cui l’organizzazione europea è stata il primo grande firmatario del mondo calcistico. Il punto è che il quadro di riferimento esiste, è strutturato e produce rendicontazione pubblica. B4People si inserisce in questo solco, con la consapevolezza — e il merito — di farlo partendo dal basso, dai territori, senza aspettare che la spinta arrivi dall’alto.
Il successo di questa iniziativa non si misurerà nei comunicati stampa, ma nella capacità di rinunciare a profitti facili in nome della coerenza dei messaggi che oggi, con coraggio, ha deciso di diffondere.


