Qualcosa si muove: la risoluzione del Parlamento europeo sulla violenza sessuale
di Francesca Negri
Il 28 aprile scorso il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione con la quale chiede che la Commissione UE proponga una legge che definisca una comune nozione di stupro, basata sul concetto del consenso.
Pur essendo politicamente importante, la risoluzione non è un atto vincolante ma di indirizzo, il cui obiettivo è di indurre quegli Stati membri che hanno una legislazione che non la preveda nei termini indicati ad adottare una norma in tal senso.
Da parecchio tempo, a livello europeo è in vigore la Convenzione di Istanbul, che all’articolo 36 chiede agli Stati l’adozione di misure che considerino reato tutti gli atti sessuali non consensuali. In particolare, statuisce che “il consenso deve essere dato volontariamente quale libera manifestazione della volontà della persona, e deve essere valutato tenendo conto della situazione e del contesto”. Il consenso quindi è un elemento chiave e per avere valore giuridico deve essere dato volontariamente, come libera volontà della persona. Perché cioè si possa considerare commessa una violenza sessuale, afferma la Convenzione, non serve la violenza fisica o la minaccia ma è sufficiente l’assenza di consenso.
L’Italia ha ratificato la Convenzione nel 2013 (poi entrata in vigore nel 2014, quando ha avuto piena efficacia giuridica a livello internazionale), ma non si è ancora adeguata a questo standard internazionale: ancora oggi, quindi, la nozione di violenza sessuale, nel nostro Paese, si fonda sull’utilizzo della forza, della violenza, della minaccia o dell’abuso. Vero è che la Corte di cassazione ha in parte superato questa impostazione, ritenendo sostanzialmente violenza sessuale ogni atto sessuale commesso contro la volontà della persona, tuttavia, si tratta di una interpretazione, seppur la più autorevole: questo è il motivo per cui si chiede di intervenire con una riforma.
Come forse si ricorderà, già a novembre del 2025, proprio in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, pareva fosse stato raggiunto un accordo bipartisan per introdurre il concetto di consenso nella nuova legge sulla violenza sessuale. Sembrava un momento davvero epocale, considerata l’importanza del reato e soprattutto della nuova formulazione dell’articolo 609 bis del codice penale.
La riforma, però, si era arenata perché erano state avanzate delle criticità proprio sull’inserimento del concetto di consenso, tanto che è stato espunto nella modifica del disegno di legge del gennaio 2026 e sostituito da quello di “atto contrario alla volontà della persona”. Anche noi, su questa rivista, ne abbiamo parlato.
Da allora sono trascorsi diversi mesi senza novità sull’iter della riforma. Nel frattempo, il Parlamento europeo, con la risoluzione del 28 aprile, votata con un’ampia maggioranza, sembra proprio voler indirizzare gli Stati ad adeguarsi a un concetto unico di stupro, fondato sull’assenza di consenso.
Il Parlamento di Strasburgo sottolinea, inoltre, che il silenzio, la mancata resistenza, l’assenza di un “no”, un consenso precedente, la condotta sessuale passata o qualsiasi relazione attuale o precedente non devono essere interpretati come consenso. Il consenso, poi, deve essere valutato nel contesto, anche nei casi che coinvolgono, per esempio, paura, malattia, intimidazione, intossicazione, sottomissione chimica, e devono essere prese in considerazione anche le risposte traumatiche, come l’immobilità temporanea.
La risoluzione dimostra, inoltre, un approccio incentrato sulla vittima, prevedendo la necessità di cure mediche immediate, assistenza sanitaria sessuale, supporto psicologico e assistenza legale, mentre per gli operatori che vengono in contatto con le vittime di questo crimine chiede una formazione obbligatoria, mirata e regolare.
Non manca, infine, un cenno importante nell’ottica della prevenzione: si chiedono linee guida UE sull’educazione alla sessualità e alle relazioni.
Il dibattito è ancora molto vivace, perché a chi ritiene che questa risoluzione, in sostanza, segni un passo in avanti importante e necessario sul piano dei diritti, si oppongono alcune critiche, come per esempio quella della necessità di rimandare alle sovranità nazionali l’applicazione della Convenzione di Istanbul.
Quello che è certo è che il Parlamento europeo ha approvato un atto coraggioso e forte, che va in una direzione peraltro già adottata da diversi Paesi: Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo, infatti, hanno già introdotto leggi basate sul consenso. Sarebbe auspicabile che anche l’Italia si allineasse al più presto agli standard internazionali.


