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Economia

Proroga in vista per la certificazione del TCF

di Chiara Forino

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lug 29, 2026
∙ A pagamento

Dopo la richiesta del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, potrebbe entrare nel prossimo “decreto omnibus” la proroga dal 30 settembre al 31 dicembre del rilascio della certificazione del Tax Control Framework (TCF) per le società che hanno presentato istanza di ammissione tra il 2024 e il 2025.

Si ricorda che l’obbligo di certificazione del TCF per le società che vogliono accedere al Regime di Adempimento Collaborativo è stato introdotto con il D.lgs. 221 del 30 dicembre 2023. I primi certificatori sono stati però iscritti nell’apposito elenco a settembre 2025. In questo lasso di tempo si è creato un paradosso: le società che avevano presentato istanza di ammissione risultavano, loro malgrado, inadempienti a un esplicito obbligo di legge, mentre l’Amministrazione finanziaria non poteva procedere all’ammissione di tali società, in assenza di un requisito essenziale. Paradosso che è stato sanato con l’articolo 14 del Dlgs. 192 del 18 dicembre 2025, che consentiva all’Agenzia delle entrate di procedere alla lavorazione delle istanze di ammissione ricevute nel biennio appena trascorso anche in assenza della certificazione. Soluzione ex post, che ha posto il termine ultimo per la presentazione dell’ultimo tassello mancante al 30 settembre 2026, a pena di esclusione dal Regime, in caso di inadempimento.

Ora che la scadenza si avvicina, anche in considerazione della pausa agostana, il Consiglio nazionale dei commercialisti ed esperti contabili ha richiesto di spostare la scadenza al 31 dicembre, per consentire ai professionisti di “completare le attività istruttorie, approfondire gli aspetti maggiormente articolati e rilasciare certificazioni più solide e affidabili anche per l’Agenzia delle Entrate”. Nel comunicato della scorsa settimana si evidenzia che tale spostamento “non riduce gli obblighi previsti né attenua il rigore della disciplina”. Al contrario, sarebbe funzionale a consentire lo svolgimento delle attività in modo “più accurato, approfondito e coerente con le finalità della riforma”.

Letto così, il ragionamento non fa una piega: un lavoro ben fatto richiede tempi adeguati e il massimo livello di accuratezza e, possibilmente, “criteri il più possibile chiari, uniformi e condivisi”. Il comunicato si chiude con motivazioni che difficilmente possono essere contestate: “la proposta mira a salvaguardare la qualità, l’affidabilità e la coerenza complessiva del processo di certificazione”.

La proroga, quindi, sembra essere essenziale per trovare un equilibrio tra la necessità di attuare la riforma e la necessità di rilasciare una certificazione solida e affidabile. Ma presenta, inevitabilmente, alcune criticità: come valutare le certificazioni già rilasciate, sulla base delle indicazioni disponibili sino ad oggi? Un’ulteriore proroga, magari unita al rilascio di modelli sempre più standardizzati, non rischia di svuotare le attività di certificazione della sostanza critica e analitica, per renderla l’ennesimo adempimento formale da perfezionare tramite relazioni tutte uguali e check list ricche di spunte, che però non creano valore aggiunto all’impresa e, anzi, sono agli antipodi del ruolo di garanzia sull’adeguatezza e affidabilità del TCF che la normativa assegna al professionista indipendente?

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