"Programma"- LE PAROLE DI BLAST
di Cristina Marchesan
È passato un secolo da quando, alle elementari, il programma scolastico ci imponeva lo studio settimanale di una nuova poesia da recitare il sabato come ultimo impegno della settimana.
All’epoca, noi bambini non capivamo l’utilità di tutto quel lavoro o quanto potesse essere importante per allenare la memoria e magari anche per vincere un po’ di timidezza legata proprio al fatto di dover declamare la poesia prescelta davanti a tutta la classe.
A parte rari casi, trovavamo il tutto un noioso stillicidio e quando ci toccava il turno di recitare ne venivano fuori delle belle, così, spesso, la maestra ci chiamava pappagalli senza cuore. Forse, adesso, si sarebbe beccata addirittura una denuncia… Eppure, cara maestra, sono sicura che tutti i suoi bambini la ricorderanno sempre con tanto affetto.
Comunque, mentre avevamo accolto con estremo disappunto lo studio de La spigolatrice di Sapri; la nostra gioia si era palesata al momento di dover recitare alcune poesie di Ungaretti e la cosa ci aveva messo tutti d’accordo. Così, grazie alla sua brevità, questa era una di quelle che preferivamo:
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie
(Soldati di Giuseppe Ungaretti)
Mentre la maestra aveva cercato di spiegarci il senso profondamente tragico che si celava in quelle poche righe - fuoriuscite dalla matita del giovanissimo soldato Ungaretti, mentre si trovava impegnato al fronte con, ma anche contro, altrettanto giovani soldati - noi, piccoli scolari innocenti, ci saremmo invece sentiti miracolati solo dallo squillo della campanella di fine lezione.



