Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

Fisco

POS estero, scontrino assente: la falla che il fisco italiano pensa di avere risolto, senza riuscirci

di Pietro Alò e Antonello Cassone

Avatar di Blast
Blast
giu 19, 2026
∙ A pagamento

Ce l’hanno raccontata come la mossa del cavallo. Colleghi obbligatoriamente il POS al registratore telematico e l’evasione elettronica è finita. L’algoritmo incrocia pagamento e scontrino in tempo reale, così per l’esercente che incassa con la carta “dimenticando” la ricevuta scatta la trappola. Ce lo siamo bevuti tutti, anche perché suona bene: matrimonio digitale, niente più scappatoie, l’Agenzia delle Entrate finalmente moderna. C’è un solo problema. Il matrimonio funziona se entrambi gli sposi vivono in Italia. Ma il POS, da un pezzo, ha imparato a sposarsi all’estero. E nessuno è invitato alla cerimonia, men che meno Sogei. Vediamo cosa significa davvero.

La logica del collegamento POS-cassa è tutta nella sincronizzazione: ogni transazione elettronica deve trovare il suo gemello fiscale nello scontrino. Se manca il gemello, scatta l’anomalia, l’alert, eventualmente la sanzione automatica. Il sistema presume una cosa precisa: che il POS sia un terminale italiano, agganciato a un acquirer italiano, censito nei database del fisco italiano. Adesso provate a immaginare cosa succede se il POS, invece, è di SumUp (Irlanda), Revolut (Lituania), Stripe, Viva Wallet (Grecia), Wise. Tutte fintech europee perfettamente legali, che operano in Italia in libera prestazione di servizi grazie al passaporto unico dei servizi finanziari. Un ristoratore italiano ne attiva uno in dieci minuti dal cellulare. La carta del cliente si striscia regolarmente, il pagamento parte, il denaro arriva su un conto estero.

Avatar di User

Continua a leggere questo Post gratuitamente, offerto da Blast.

Oppure acquista un abbonamento a pagamento.
© 2026 Maggioli · Privacy ∙ Condizioni ∙ Notifica di raccolta
Inizia il tuo SubstackScarica l'app
Substack è la casa della grande cultura