“Perdita” - LE PAROLE DI BLAST
di Cristina Marchesan
Perdita, una voce che sbircia, come in agguato, da dietro i bilanci aziendali di professionisti e imprenditori.
Il suo CUCÙ?! - tutt’altro che amichevole - toglie aria e rende le notti insonni a buona parte di queste persone che, spesso, lavorano tutto il giorno senza sosta, sottraendo tempo prezioso anche ai propri familiari.
Dal vecchio conto Profitti e Perdite - sicuramente non troppo amato dai futuri ragionieri delle scuole superiori degli anni ’80 - e finendo per citare la perdita dovuta ad un investimento sbagliato di chi, alle volte, fa il passo più lungo della gamba, la parola in esame è dunque ampiamente nota nei settori economico-finanziari già fin dai primi approcci scolastici.
Ricordando alcuni momenti storici di dirompente crisi dei mercati - basti pensare a Wall Street nel ’29 - si intuisce facilmente come una pesante perdita di denaro, o l’improvvisa perdita del lavoro, vadano ad influire negativamente su tutti i settori della vita degli individui.
L’origine della parola di oggi deriva dal latino perdĭta, femminile di perdĭtus, participio passato di perdĕre, perdere.
Allo stato attuale, poiché sembra piuttosto evidente la tendenza ad affidare tutte le proprie risorse economiche ai vari istituti di credito - e con essi al circuito tecnologico di intermediazione finanziaria - probabilmente, a conti fatti, perdere la borsa con carte di credito e cellulare risulterebbe molto più rischioso del rimetterci il vecchio portafoglio pieno di banconote. Il dio cellulare, attorniato dalle sue ancelle - quelle dannate password, che sfortunatamente memorizziamo solo di rado - ha in mano, praticamente, tutta la nostra esistenza.



