Perché i giovani non scelgono più la professione di commercialista? Forse perché non sappiamo spiegarla
di Michele D’Agnolo
Si discute sempre più spesso della crescente difficoltà di attrarre giovani verso la professione di dottore commercialista. I dati sull’età media degli iscritti agli albi professionali parlano chiaro: la base professionale invecchia e il ricambio generazionale procede con lentezza. Le cause individuate sono molteplici — la lunghezza del percorso formativo, l’impegno richiesto, la percezione di una professione burocratica — ma c’è un aspetto su cui si riflette troppo poco: spesso non sappiamo spiegare davvero in cosa consiste il lavoro del commercialista.
Eppure, proprio da qui dovrebbe partire qualsiasi riflessione sulla capacità della professione di attrarre nuovi talenti.
Spiegare cosa fa un commercialista non è semplice. Non lo è per i non addetti ai lavori, ma spesso neppure per gli stessi professionisti.
Un episodio raccontatomi qualche anno fa da un caro amico e collega, lo dimostra bene.
In una scuola elementare la maestra chiede ai bambini di raccontare che lavoro fanno i loro genitori. C’è chi dice “mio papà fa il muratore”, chi “la mia mamma fa la maestra”, chi “il mio papà è medico”.
Quando arriva il turno di sua figlia, una bambina figlia di un commercialista, la risposta è disarmante nella sua sincerità: “Mah… va a delle riunioni.”
L’episodio fa sorridere, ma è anche estremamente emblematico. Se persino all’interno della famiglia è difficile spiegare cosa faccia davvero un commercialista, non sorprende che per chi osserva la professione dall’esterno sia ancora più difficile comprenderla.
Il motivo è evidente: l’attività del commercialista è intrinsecamente ampia e multidisciplinare. Ridurla alla compilazione delle dichiarazioni fiscali o alla tenuta della contabilità — come spesso avviene nell’immaginario comune — significa rappresentarne solo una minima parte, e neppure la più interessante.
Nella realtà quotidiana degli studi professionali, il commercialista svolge attività che spaziano in numerosi ambiti:
consulenza fiscale e tributaria
consulenza societaria e organizzativa
pianificazione economico-finanziaria
operazioni straordinarie d’impresa
controllo di gestione
crisi d’impresa e ristrutturazioni
consulenza patrimoniale e successoria
rapporti con banche, investitori e istituzioni.
A questo si aggiunge un ruolo sempre più centrale: quello di interprete della complessità normativa ed economica per conto delle imprese.
Il commercialista non è soltanto un tecnico della fiscalità. È, o dovrebbe essere, un consulente di fiducia dell’imprenditore, una figura che aiuta l’impresa a prendere decisioni consapevoli.
Se questa è la realtà, perché la percezione della professione è così diversa?
La risposta è in parte culturale. La professione di commercialista è cresciuta storicamente attorno a una forte componente tecnica e normativa. Questo ha portato molti studi a definire la propria identità principalmente attraverso gli adempimenti.
Ma gli adempimenti sono la parte meno attraente da raccontare a un giovane che sta scegliendo il proprio futuro professionale.



