“Ordine” - LE PAROLE DI BLAST
di Cristina Marchesan
La seconda metafora è la trama
di un arazzo, che per lo sguardo è un caos
di linee e di colori irresponsabili,
un caso e una vertigine, ma retti
da un sotterraneo ordine segreto.
(Da “Storia della notte” di Jorge Luis Borges)
Dall’ordine numerico al sistema di leggi che regolano l’universo; spostandoci più semplicemente tra le scartoffie di un ufficio o di un archivio, dove il catalogare e incasellare documenti e pratiche di varie tipologie, consente di accedere con la massima rapidità a ciò di cui dobbiamo occuparci senza perdere minuti preziosi. Questo ovviamente vale anche per l’archiviazione elettronica che ha sostituito in gran parte quella manuale.
L’ulteriore esigenza di creare comuni punti di riferimento viene avvalorata dalla necessità di condividere con i colleghi gli spazi di lavoro e la documentazione di interesse aziendale. In ambiti così delicati - quando il non trovare una pratica urgente, pressoché istantaneamente, ci porta sull’orlo di una crisi isterica - l’applicare il miglior standard possibile all’ordine generale dell’ambiente lavorativo è senz’altro fondamentale anche per il quieto vivere.
Sorridendo all’idea, gli accumulatori seriali protagonisti di reality quali “Sepolti in casa” o il britannico “Case da incubo” non sarebbero ben accetti in fabbrica o in ufficio - e, vorrei dire, manco nella sala o nella cucina di un buon ristorante - poiché inevitabilmente “fatti fuori” all’unanimità, dai colleghi, ben prima dell’intervento del “tagliatore di teste”.



