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Fisco

Onnicomprensività nel reddito di lavoro autonomo. Si, ma non senza inerenza

di Simona Baseggio e Barbara Marini

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Blast
feb 13, 2026
∙ A pagamento

Nel corso dello scorso Telefisco è tornata d’attualità la questione della qualificazione reddituale, per i professionisti, dei proventi derivanti dall’acquisto di crediti d’imposta edilizi a prezzo scontato. Si tratta di un tema solo apparentemente tecnico, che intercetta invece una riflessione più ampia e sistemica: i confini applicativi del nuovo principio di onnicomprensività, introdotto nel reddito di lavoro autonomo dall’articolo 54 Tuir, come modificato dal D.lgs. 192/2024.

La nuova formulazione normativa stabilisce che il reddito è costituito dalla differenza tra tutte le somme e i valori percepiti, a qualunque titolo, nel periodo d’imposta, in relazione all’attività artistica o professionale, e l’ammontare delle spese sostenute. Questa definizione, nella sua portata amplificativa, supera l’originaria formulazione ancorata ai soli “compensi in denaro o in natura”, adottando un criterio attrattivo più ampio, ispirato al modello già vigente per i redditi di lavoro dipendente.

La ratio è evidente: uniformare le modalità di determinazione del reddito e ridurre le asimmetrie interpretative che, in passato, hanno consentito di sottrarre alla tassazione professionale proventi marginali o comunque non riconducibili in via diretta a una prestazione d’opera.

Tuttavia, in questa evoluzione si celano ambiguità che meritano una riflessione più cauta.

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