Domani è il gran giorno.
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (CNDCEC) venerdì scorso ha infatti pubblicato, con l’informativa 84, i dettagli operativi e, soprattutto, il calendario dei test finali a completamento del percorso formativo propedeutico all’iscrizione nell’elenco dei certificatori del Tax Control Framework.
Domani 5 giugno, dunque, è prevista la prima sessione. On line, su “apposita piattaforma dedicata”, con il sistema di “proctoring”. L’informativa spiega che si tratta di una tecnologia di “sorveglianza digitale che consente di monitorare a distanza il comportamento del candidato durante il test e che garantisce l’identità del candidato”. Rigore e celerità sembrano le parole d’ordine scelte dal Consiglio Nazionale per completare l’ultimo miglio di un progetto avviato con la recente riforma fiscale e che - ad aprile 2025 - aveva portato alla definizione di protocollo d’intesa tra il Dipartimento finanze del MEF, l’Agenzia delle entrate, il Consiglio Nazionale Forense (CNF) e lo stesso CNDCEC.
Quest’anno i due ordini professionali si sono rincorsi, aspettati e superati vicendevolmente nell’implementare prima il proprio regolamento interno e poi i corsi di formazione, scegliendo modalità di valutazione diverse dal punto di vista operativo, come già riportato su queste pagine. Così, mentre il CNF ha optato per lezioni online in modalità sincrona, affidando la docenza anche ad alcuni dei funzionari più esperti dell’Ufficio Adempimento collaborativo dell’Agenzia delle entrate, il CNDCEC ha preferito offrire ai propri iscritti corsi registrati da seguire senza vincoli di orario. In coerenza con tale scelta, anche la valutazione finale avverrà online, mediante un questionario a risposta multipla.
75 minuti per 25 domande per il modulo dedicato ai sistemi di controllo interno e 45 minuti per 15 domande per gli altri due moduli, relativi al diritto tributario e ai principi contabili. Per ottenere la promozione sarà necessario individuare l’unica risposta corretta per almeno il 70 per cento delle domande (18/25 e 11/15, per la precisione). Nel frattempo, gli avvocati non hanno ancora ricevuto comunicazioni ufficiali in merito alle tempistiche e alle modalità di svolgimento della valutazione, sebbene abbiano completato il modulo di diritto tributario e siano in procinto di terminare quello dedicato ai sistemi di controllo.
Torniamo però ai commercialisti. Per svolgere l’esame, occorre iscriversi alla piattaforma, verificare gli aspetti tecnici del proprio sistema operativo, pagare 35 euro per ogni test e scegliere data e ora dell’esame tra le opzioni rese disponibili sulla piattaforma. In caso di esame non eseguito o non superato, sarà possibile ripetere la procedura (pagamento e scelta della sessione d’esame), senza apparente limitazioni al numero dei tentativi possibili.
L’informativa non chiarisce se l’esito dell’esame sarà comunicato al termine della sessione o se vi sarà una valutazione dei dati raccolti dal sistema di controllo. Né chiarisce le tempistiche di effettiva iscrizione all’elenco pubblicato sul sito dell’Agenzia delle entrate per chi completerà con successo i test. Su queste pagine si è già fatto cenno al potenziale rischio cui il CNDCEC si è esposto, adottando un sistema di sorveglianza digitale degli esaminandi, per cui oggi l’attenzione si focalizza sulle modalità di svolgimento dell’esame. Controllo dell’identità e del comportamento del candidato fanno pensare a un rigore selettivo ben diverso da quello previsto, ad esempio, per l’abilitazione dei revisori legali ad attestatori di conformità della rendicontazione di sostenibilità (ESG), per cui è richiesta una formazione specifica, ma nessun esame finale. Sicuramente tale severità è necessaria, non solo per la responsabilità professionale che il commercialista abilitato si dovrà assumere nel certificare (o attestare) un sistema di controllo del rischio fiscale complesso e in continuo divenire, ma anche per costruire un’autorevole credibilità attorno a una figura, quella del certificatore, che, nonostante la recente introduzione, ha già suscitato diverse perplessità. Le lungaggini dell’iter di abilitazione, il perimetro degli esoneri totali, le differenze tra gli ordini e, in generale, l’opacità sulle effettive modalità di certificazione hanno generato timori che la certificazione stessa e, di conseguenza, i professionisti chiamati a rilasciarla, possano diventare l’ennesimo e costoso formalismo di un sistema ingessato e incapace di creare valore aggiunto alle imprese. Al contrario, una certificazione rilasciata da persone competenti, in collaborazione con la committenza e con l’obiettivo del continuo miglioramento del modello in un ciclo di auto-apprendimento, può consentire alle società di testare non solo il design, ma anche la reale efficacia del modello adottato, consolidando le basi di una relazione realmente più sana e paritaria con l’Amministrazione finanziaria. Come sempre, non è la teoria, ma sono le modalità pratiche di esecuzione di un obbligo a fare la differenza tra un obiettivo raggiunto in uno scenario win-win e un fallimento comunicativo e istituzionale. Per questo, il rigore della valutazione dei commercialisti certificatori merita di essere accolto con favore, in attesa di verificare se, nel tempo, l’intero iter formativo e di abilitazione sarà in grado di superare l’esame più difficile: quello sul campo.
Intanto, cari commercialisti e care commercialiste, “questa notte è ancora vostra!” In bocca al lupo!


