L’epopea del Web3, che tra il 2021 e il 2022 prometteva di ridefinire i confini della nostra esistenza digitale, si è trasformata in breve tempo in un monito sulla pericolosità delle bolle speculative. Quello che doveva essere il futuro di internet, un ecosistema decentralizzato basato su Metaverso e NFT, ha subito un brusco arresto, lasciando dietro di sé un panorama di progetti abbandonati e investitori disillusi.
Il concetto di Metaverso ha vissuto il suo apice mediatico quando Mark Zuckerberg ha deciso di scommettere l’intero futuro di Facebook su questa visione, arrivando a cambiare il nome della holding in Meta. L’idea era quella di creare spazi virtuali immersivi dove lavorare, socializzare e fare acquisti. Tuttavia, l’entusiasmo si è scontrato con una realtà tecnologica ancora acerba: per mesi, gli utenti di Horizon Worlds sono stati rappresentati da avatar grotteschi, privi di gambe, suscitando l’ilarità della rete e mettendo in luce la distanza tra le promesse del marketing e l’esperienza d’uso effettiva.
Mentre Meta faticava a rendere attraente il suo mondo virtuale, il settore delle criptovalute subiva colpi durissimi, come il crollo di FTX, che ha prosciugato la liquidità e l’interesse verso l’intero ecosistema Web3. Oggi, la parola “metaverso” è quasi scomparsa dal lessico delle grandi aziende tecnologiche. Persino Apple, lanciando il suo Vision Pro, ha preferito coniare il termine “spatial computing“, distanziandosi deliberatamente da un brand ormai considerato tossico o fallimentare. Il baricentro degli investimenti si è spostato massicciamente verso l’intelligenza artificiale, che ha sostituito il sogno della realtà virtuale come nuova frontiera dell’innovazione.



