Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

Fisco

Nessuna pietà per l’errore che fa uscire dal “forfettario”: il fisco non perdona nemmeno lo sbaglio altrui

di Simona Baseggio e Barbara Marini

feb 10, 2026
∙ A pagamento

C’è chi inciampa su una soglia fiscale senza nemmeno accorgersene. E poi c’è chi la supera… per colpa d’altri. Ma tanto basta all’Agenzia delle Entrate per suonare la campanella d’uscita dal forfettario.

È la sorte toccata alla protagonista dell’interpello n. 26/2026, un medico di base che applicava (e confidava di poter continuare ad applicare) il regime forfettario. Peccato che un errore amministrativo dell’ASP l’abbia iscritta, suo malgrado, tra i pediatri convenzionati, facendole percepire, nel 2024, compensi maggiori di quelli effettivamente spettanti. Il colmo? L’errore viene riconosciuto, le somme restituite integralmente ed in modo tracciato l’anno successivo. Ma per il Fisco è troppo tardi: nel 2024 il limite degli 85.000 euro è stato comunque sforato. Fuori.

Dunque, anche se il bonifico “in più” non è frutto di furbizia ma di una svista altrui, anche se la contribuente non ha mai inteso trattenere quanto ricevuto e ha prontamente restituito il “maltolto”, l’Agenzia si mostra intransigente: ciò che conta è quanto incassato nel 2024, non quanto effettivamente dovuto né quanto poi restituito. Per il Fisco, quel che rileva è la fotografia contabile del periodo, anche se sfocata e manifestamente errata.

La vicenda, nella sua linearità kafkiana, conferma un principio tanto noto quanto spietato: nel regime forfettario si guarda al lordo degli incassi. E poco importa che questi derivino da errori riconosciuti e riparati. Il contribuente può anche essere vittima del sistema, ma resterà pur sempre responsabile del superamento della soglia, come se l’errore fosse suo. A nulla serve invocare la sostanza sulla forma: la rigidità del dato numerico vince su ogni equità fiscale.

A volerla raccontare come una favola fiscale rovesciata, qui il “cattivo” non è chi ha sbagliato a pagare, ma chi ha tentato, lecitamente, di tornare nel giusto. L’Agenzia, come una matrigna inflessibile, ignora la buona fede e fa valere solo il principio della cassa: se hai incassato (anche per sbaglio), conta. Se hai restituito (anche con diligenza), pazienza.

Avatar di User

Continua a leggere questo Post gratuitamente, offerto da Blast.

Oppure acquista un abbonamento a pagamento.
© 2026 Maggioli · Privacy ∙ Condizioni ∙ Notifica di raccolta
Inizia il tuo SubstackScarica l'app
Substack è la casa della grande cultura