Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

Blast - Quotidiano di diritto economia fisco e tecnologia

Diritto

Natalino Irti, il giurista che interrogò la tecnica

di Lorenzo Romano

giu 11, 2026
∙ A pagamento

Se ne è andato oggi, a novant’anni, Natalino Irti, e con lui si spegne una delle ultime grandi voci del Novecento giuridico italiano. Abruzzese di Avezzano, allievo di Emilio Betti, civilista prima ancora che filosofo, Irti ha attraversato il secolo con la fisionomia di un Maestro nel senso pieno e ormai desueto del termine: quello di chi insegna non una tecnica, ma un modo di pensare il diritto.

Ci piace ricordarlo qui partendo non dai trattati di diritto privato che hanno formato generazioni di giuristi, ma da quel Dialogo su diritto e tecnica condotto con Emanuele Severino e pubblicato da Laterza nel 2001. Il libro nacque da un convegno catanese del 2000, voluto da Pietro Barcellona: un’occasione che oggi assume il sapore di un piccolo evento fondativo. Due pensatori antitetici: il giurista che cerca un fondamento all’ordine e il filosofo della téchne che ne annuncia il tramonto; si fronteggiarono su una domanda che vent’anni dopo è diventata la nostra ossessione quotidiana: chi comanda davvero, il diritto o la tecnica?

La tesi di Severino era radicale e, per un giurista, vertiginosa. La tecnica non è uno strumento neutro nelle mani dell’uomo, ma una potenza che tende a diventare scopo di sé stessa, destinata a oltrepassare ogni limite, compreso quello che il diritto pretende di imporle. Il diritto, in questa prospettiva, è apparato servente: ordina, regola, ma non fonda nulla, perché ha smarrito ogni àncora nella verità. Irti raccolse la sfida senza arretrare e senza consolazioni. Accettò il presupposto severiniano (viviamo nell’età del nichilismo, il diritto è senza verità) ma ne trasse una conclusione opposta e tenacemente umanistica.

Qui sta il nucleo del suo pensiero più maturo, quello che da Nichilismo giuridico (2004) a Diritto senza verità (2011) fino a Un diritto incalcolabile (2016) ha fatto di Irti un giurista-filosofo. Se il diritto non poggia più su valori eterni, né su un ordine naturale, ciò non significa la sua resa alla tecnica. Significa, al contrario, che esso resta l’unica forma di cui l’uomo dispone per decidere di sé. Il diritto è artificio, costruzione storica e mutevole, ma proprio per questo è il luogo della libertà e della responsabilità: è ciò che impedisce alla tecnica di tradurre automaticamente il “posso” in “devo”. La forma giuridica (quella forma che Irti chiamava un “salvagente”) è l’argine che separa la decisione umana dall’esecuzione anonima del dispositivo tecnico.

Avatar di User

Continua a leggere questo Post gratuitamente, offerto da Blast.

Oppure acquista un abbonamento a pagamento.
© 2026 Maggioli · Privacy ∙ Condizioni ∙ Notifica di raccolta
Inizia il tuo SubstackScarica l'app
Substack è la casa della grande cultura