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Maturità 2026: confini, fatica e meraviglia. Una lettura controcorrente per chi vive di norme

di Lorenzo Romano

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giu 22, 2026
∙ A pagamento

C’è una tentazione, ogni metà giugno, di derubricare le tracce della prima prova a folklore nazionale: il toto-autore, la polemica sui programmi non finiti, lo studente che “non era preparato su Pavese“. Eppure, scorrendo i sette titoli proposti dal MIM per la Maturità 2026, a chi lavora quotidianamente con le norme si apre una prospettiva diversa. Perché tre di queste tracce parlano, sotto mentite spoglie letterarie, esattamente del nostro mestiere.

Cominciamo dalla traccia costruita su un brano di Frank Furedi tratto da I confini contano. Ai maturandi si chiede di riflettere sull’arte di tracciare frontiere e sulla dissoluzione del confine tra le generazioni, l’adultescenza. Ma il diritto è, prima di ogni altra cosa, una scienza del confine: il fatto tipico che separa il lecito dall’illecito, il termine perentorio che distingue il diritto azionabile da quello prescritto, la soglia oltre la quale l’inadempimento diventa insolvenza. Il giurista è un cartografo di limiti. E in un’epoca che celebra la sfumatura e diffida della linea netta, vale la pena ricordare che la certezza del diritto (quella Rechtssicherheit tanto invocata dalla Corte costituzionale e dalla Corte EDU) è precisamente la difesa del confine contro la sua erosione. La proporzionalità, principio cardine della giurisprudenza convenzionale in materia tributaria, non è altro che la misura corretta di un confine: né troppo invasivo né troppo evanescente.

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