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Economia

Marchio in Cina: perché registrare solo il nome “occidentale” non basta

di Valerio Lunati

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apr 03, 2026
∙ A pagamento

Molte aziende italiane che vogliono entrare nel mercato cinese compiono un errore frequente: registrano il proprio marchio in versione italiana o inglese, pensando che questo sia sufficiente per proteggerlo. In realtà, per tutelarsi davvero in Cina, è indispensabile registrare anche il marchio nella sua versione in lingua cinese.

Il motivo è semplice: non appena un brand inizia a vendere in Cina – che si tratti di commercio B2B o B2C – il marchio assume inevitabilmente una pronuncia locale e viene associato a caratteri cinesi dai clienti, dai distributori e dal pubblico.

Ed è proprio in quel momento che nasce il rischio.

Il pericolo della registrazione da parte di terzi

Se l’azienda non ha depositato preventivamente un nome cinese, qualcuno potrebbe farlo al suo posto. Questo significa che un soggetto terzo potrebbe registrare il corrispondente marchio in caratteri cinesi e impedire al titolare originario di utilizzarlo sul mercato locale.

Casi simili sono accaduti più volte negli anni anche a grandi aziende internazionali, tra cui Pfizer, Hermès e Penfolds. Il rischio riguarda dunque non solo le multinazionali, ma anche moltissime PMI italiane che si affacciano sul mercato cinese senza una strategia completa di protezione del brand.

Scegliere un nome cinese è un’operazione delicata

Tradurre o adattare un marchio in cinese non è un passaggio banale. Parlare correntemente la lingua non basta: la scelta richiede competenze linguistiche, culturali e soprattutto giuridiche.

Troppo spesso questa decisione viene delegata rapidamente a un agente locale, con risultati mediocri o, peggio, dannosi.

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