Mai indossate, ma già usate: il paradosso IVA delle sneakers da collezione
di Pierdante Colapietra
Ci sono scarpe che si consumano camminando e scarpe che acquistano valore proprio perché nessuno le ha mai indossate.
Restano nella scatola, conservano l’etichetta, vengono fotografate da ogni angolazione e passano di mano come oggetti da collezione. Poi, a un certo punto, incontrano il diritto tributario.
Ed è lì che nasce il problema: una sneaker mai indossata può essere fiscalmente “usata”?
La domanda sembra quasi un gioco di parole, ma dietro c’è una questione IVA tutt’altro che marginale.
Negli ultimi anni il mercato del collezionismo si è allargato ben oltre quadri, monete e oggetti d’antiquariato. Carte da gioco, videogame, borse, orologi e sneakers in edizione limitata sono diventati beni oggetto di continui scambi, spesso favoriti da piattaforme digitali che mettono in contatto privati e operatori professionali.
Può quindi accadere che un commerciante acquisti da un privato un paio di sneakers rare, mai indossate e ancora nella confezione originaria, per poi rivenderle.
Ed è qui che l’IVA si trova davanti a una scarpa nuova con una storia fiscale già iniziata.



