Lo Stato debitore e l’assalto ai professionisti: il paradosso della legge di Bilancio 2026
di Lorenzo Romano
Nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 presso la Corte di Cassazione, l’Avvocato Francesco Greco, Presidente del Consiglio Nazionale Forense (CNF), ha presentato una denuncia pesantissima, puntando il dito contro una frattura profonda tra la legislazione fiscale e i principi costituzionali, creata dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025). Al centro della critica c’è un meccanismo che sembra uscito da un incubo burocratico: lo Stato, che spesso impiega anni a pagare i propri debiti verso i professionisti, ha ora il potere di acquisire automaticamente i loro compensi se risultano inadempienti verso il fisco.
Fino ad oggi, l’articolo 48-bis del Dpr 602/1973 imponeva alle Pubbliche Amministrazioni di verificare la regolarità fiscale solo per pagamenti superiori a 5.000 euro. Con l’introduzione del comma 1-ter, la musica cambia drasticamente per i lavoratori autonomi. A partire dal 15 giugno 2026, scatterà una “corsia speciale” punitiva: azzeramento della soglia minima, irrilevanza dell’importo del debito e automazione totale della trattenuta.
In termini pratici, se un professionista vanta un credito verso la PA, l’amministrazione non agirà più solo come sostituto d’imposta, ma come un esecutore forzato semplificato. Prima di ogni pagamento, la PA interrogherà l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e, in caso di pendenza — fosse anche una semplice multa non pagata — il compenso verrà bloccato e versato direttamente all’agente della riscossione.



