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Economia

Lo spettro del lockdown energetico

di Sara Bellanza

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Blast
apr 20, 2026
∙ A pagamento

Nel crepuscolo di un ordine globale che avevamo dato per duraturo, la crisi in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz - snodo cruciale delle rotte energetiche - riportano in primo piano una domanda: quanto è davvero solida la nostra idea di sicurezza e benessere?

Chi ha vissuto gli anni Settanta, o li conosce attraverso i libri di storia, ricorda come al tempo lo shock petrolifero abbia piegato le economie e incrinato certezze che sembravano intoccabili. Oggi si invoca un realismo prudente, ma un linguaggio ormai consolidato - fatto di “monitoraggio” e “preparazione” - lascia trasparire un’inquietudine che va oltre le rassicurazioni.

Non si parla di razionamento, eppure si comincia a fare i conti, almeno sul piano mentale, con l’ipotesi della scarsità. Anche l’Italia si affaccia così a uno scenario in cui la quotidianità potrebbe essere ridisegnata: consumi da contenere e, soprattutto, stili di vita da rivedere.

Non è soltanto una questione di energia o di comfort ormai percepiti come naturali; riemerge piuttosto un limite che la modernità aveva illuso di poter superare: quello tra libertà e dipendenza. È in questa tensione - tra ciò che riteniamo indispensabile e ciò che potremmo scoprire superfluo - che si gioca la posta in palio della crisi, mentre prende forma lo spettro di un possibile lockdown energetico.

Il ritorno del limite?

Al momento non emergono segnali straordinari di allarme e non esiste alcun piano che preveda forme di razionamento energetico. Eppure, nel segno della prudenza, non si escludono scenari peggiori, soprattutto nel caso in cui la crisi dovesse protrarsi.

Dentro questa cornice si inserisce la riflessione sulle possibili misure da adottare in uno scenario di cosiddetto lockdown energetico. Tra le principali ipotesi figurerebbe l’estensione dello smart working, sul modello già sperimentato durante la pandemia da Covid-19. Oggi circa il 17 per cento dei dipendenti pubblici lavora da remoto, una quota in crescita rispetto agli anni precedenti.

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