Da anni il dibattito sulla denatalità ruota attorno a una soluzione apparentemente semplice: moltiplicare bonus e agevolazioni fiscali. Una ricetta comoda, ma fuorviante, che riduce la scelta di avere figli a una questione meramente economica.
La crisi demografica, però, non è solo una questione di numeri. Dietro il calo delle nascite si nasconde una precarietà diffusa, ma anche la conciliazione dei tempi di vita e di fiducia nel futuro. Sono questi fattori, più che qualsiasi incentivo una tantum, a influenzare la decisione di diventare genitori.
Eppure la politica continua a intervenire senza affrontare la radice del problema, premiando chi ha già figli e senza interrogarsi sul perché sempre meno giovani desiderino - o possano permettersi - il primo.
Anche la Legge di Bilancio 2026 si muove in questa direzione, con bonus potenziati per le madri lavoratrici e carte spesa per le famiglie numerose: strumenti che aiutano nel presente, ma rimandano il confronto con la sfida strutturale della denatalità.
L’Italia che non fa figli
La natalità in Italia continua a scendere anno dopo anno, segnando un trend preoccupante. Salari bassi o stagnanti, lavoro precario e costi di case e affitti fuori controllo rendono la prospettiva di diventare genitori un miraggio sempre più lontano.



