Liquidità sotto scudo: finalmente chiarezza sulla "sostanza" delle holding
di Pietro Alò e Antonello Cassone
Un imprenditore entra allo studio con l’aria di chi ha appena scoperto un complotto ai suoi danni: «Dottore, mi dicono che non posso più spostare la liquidità dalla mia Srl alla holding. Mi dicono che è elusione fiscale, che il Fisco mi aspetta al varco se provo a proteggere i capitali». Questa paura, che sta paralizzando taluni uffici amministrativi e preoccupando chi fa impresa, nasce da una lettura parziale, spesso eccessivamente difensiva, delle più recenti prese di posizione in materia di abuso del diritto. Eppure, in questo clima di incertezza e sospetto, dobbiamo tenere conto di quanto riportato nell’Atto di indirizzo n. 7, emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze il 27 febbraio 2025 e firmato dal Vice Ministro Maurizio Leo.
In un mondo di norme percepite come “grigie” o interpretabili a piacimento, questo documento si colloca nel solco tracciato dall’articolo 10-bis dello Statuto del contribuente, ribadendo un principio che molti tendono a dimenticare: il contribuente resta libero di scegliere tra gli atti e i contratti fiscalmente meno onerosi offerti dall’ordinamento. L’atto di indirizzo mette nero su bianco che il risparmio d’imposta non è in sé un sospetto di colpevolezza, ma un esito fisiologico quando deriva dall’utilizzo coerente di opzioni lecite. La chiarezza del documento del Mef risiede nel tracciare una linea di confine netta: trasferire liquidità all’interno di un gruppo non è un crimine né un’operazione elusiva se sorretta da una consistenza economica reale.



