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Tecnologia

L’intelligenza artificiale non sostituirà i manager. Cambierà il motivo per cui vengono pagati

di Andrea Tordini

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lug 22, 2026
∙ A pagamento

Da mesi, il dibattito sull’intelligenza artificiale è stato dominato da una domanda tanto semplice quanto fuorviante: quali professioni scompariranno? Oggi quella domanda appare sempre meno interessante. A mio avviso, la questione che dovrebbe interrogare amministratori, imprenditori e dirigenti è un’altra: quale sarà il vero valore di un manager quando anche le decisioni più complesse potranno essere supportate da un algoritmo?

L’intelligenza artificiale difficilmente sostituirà i manager. Più probabilmente, cambierà il motivo per cui le imprese decideranno di pagarli.

Nell’ultimo secolo, il management ha costruito gran parte della propria autorevolezza sulla capacità di elaborare informazioni, coordinare risorse, controllare processi e assumere decisioni in condizioni di incertezza. Oggi gran parte di queste attività può essere svolta, almeno in parte, da sistemi di intelligenza artificiale in grado di analizzare milioni di dati in pochi secondi, individuare correlazioni invisibili all’occhio umano e formulare scenari previsionali sempre più accurati.

Se la macchina diventa più veloce nell’analizzare, quale sarà il contributo distintivo della persona?

La decisione non è il problema. È capire quale decisione meriti di essere presa.

Uno dei principali equivoci sull’intelligenza artificiale consiste nel pensare che prendere decisioni significhi semplicemente scegliere l’opzione statisticamente migliore. In realtà le organizzazioni più complesse dimostrano esattamente il contrario.

Le decisioni manageriali incorporano elementi che nessun modello matematico riesce a rappresentare completamente: cultura aziendale, reputazione, valori, relazioni, fiducia degli stakeholder, conseguenze di lungo periodo e capacità di interpretare il contesto.

Come osservava il premio Nobel per l’economia Herbert A. Simon, “A wealth of information creates a poverty of attention.” L’abbondanza di informazioni genera scarsità di attenzione. La frase, formulata molti anni prima dell’intelligenza artificiale generativa, descrive perfettamente il presente. Oggi il problema non è ottenere risposte. È comprendere quali domande meritino davvero di essere poste.

In questo scenario il manager non viene sostituito dall’algoritmo. Viene liberato da una parte delle attività che per decenni hanno assorbito il suo tempo.

Dall’autorità tecnica alla responsabilità delle scelte

Le evidenze disponibili mostrano che il valore dell’intelligenza artificiale non dipende soltanto dalla tecnologia adottata, ma dal modo in cui viene integrata nei processi, nelle competenze e nelle responsabilità organizzative. L’IA può aumentare la produttività quando è accompagnata da formazione, riprogettazione del lavoro e revisione dei processi decisionali.

Per molto tempo i dirigenti sono stati valutati soprattutto per la capacità di conoscere più informazioni dei propri collaboratori. Oggi quella asimmetria tende a ridursi. Un sistema di IA può elaborare normative, bilanci, report di mercato, dati commerciali e scenari competitivi in pochi istanti. Ciò che rimane profondamente umano è la responsabilità della decisione.

Sarà il manager a stabilire quali rischi assumere, quali opportunità cogliere, quale equilibrio mantenere tra crescita e sostenibilità, tra innovazione e prudenza. La responsabilità giuridica, economica e reputazionale della scelta resterà in capo alle persone e agli organi dell’impresa, anche quando la decisione sarà supportata da un sistema di intelligenza artificiale.

Per questo motivo la leadership del futuro sarà sempre meno fondata sull’autorità tecnica e sempre più sulla qualità del giudizio.

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