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Tecnologia

L’intelligenza artificiale dilaga. E noi non ce ne accorgiamo

di Gabriele Silva

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lug 04, 2025
∙ A pagamento

C’è un paradosso sempre più evidente che attraversa il dibattito sull’intelligenza artificiale: mentre il legislatore italiano prova - con fatica e ritardo - a definire una cornice normativa, la tecnologia in questione è già entrata ovunque. Silenziosa, rapida, continua a diffondersi senza aspettare nessuno. Né il Senato, né la società.

Il disegno di legge approvato dalla Camera il 25 giugno scorso - e ora in attesa di terza lettura al Senato - è, almeno nelle intenzioni, un segnale importante. Lo Stato prende atto che l’IA esiste, cresce e va regolata. Bene. Giusto provarci. Ma anche qui, come spesso accade quando si tenta di normare qualcosa che è già in movimento, si rischia di arrivare tardi.

Il rischio - concreto - è che, quando il provvedimento sarà approvato (ammesso che lo sia entro fine estate), risulti già superato. Non tanto nei principi, ma nella capacità di stare al passo con una tecnologia che evolve ogni mese, ogni giorno, forse ogni ora. Stiamo provando a fotografare una corrente con uno scatto a lunga esposizione. E quando lo sviluppo corre, le regole arrancano.

Nel frattempo, l’intelligenza artificiale dilaga. Non come concetto astratto. Non nei dibattiti accademici o nei laboratori delle big tech. Ma nella vita quotidiana delle persone. E questo è l’aspetto più inquietante: l’adozione di massa dell’IA è già in atto. Solo che sta avvenendo in modo inconsapevole.

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