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Diritto

Licenziamento disciplinare e contratto a tutele crescenti: la reintegra torna quando il CCNL prevede una sanzione conservativa

di Gabriele Silva

ago 07, 2026
∙ A pagamento

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23817 del 22 luglio scorso, aggiunge un ulteriore tassello all’evoluzione della disciplina dei licenziamenti nel regime del contratto a tutele crescenti. La pronuncia recepisce infatti i principi già affermati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 129/2024, chiarendo che la tutela reintegratoria può trovare applicazione anche nei rapporti soggetti al Dlgs. n. 23/2015 quando il contratto collettivo qualifica espressamente la condotta contestata come punibile con una sanzione conservativa.

Si tratta di un principio destinato ad avere importanti ricadute pratiche nella gestione dei procedimenti disciplinari.

Il caso

La vicenda trae origine dal licenziamento per giusta causa di una lavoratrice accusata di avere abbandonato il posto di lavoro durante il turno.

La Corte d’appello aveva ritenuto il comportamento effettivamente sussistente e disciplinarmente rilevante, ma aveva giudicato sproporzionato il licenziamento, applicando quindi la tutela esclusivamente indennitaria prevista dall’articolo 3, comma 1, del Dlgs. n. 23/2015.

La lavoratrice ha però impugnato la decisione sostenendo che il giudice avrebbe dovuto verificare se il contratto collettivo applicato prevedesse, per quella specifica violazione, una sanzione conservativa.

La Cassazione ha condiviso questa impostazione, cassando la sentenza e rinviando la causa alla Corte d’appello affinché accerti il contenuto del codice disciplinare previsto dal CCNL.

Il principio affermato

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