L’IA come “guardiano invisibile”: nuove strategie contro la contraffazione
di Clizia Cacciamani
Nel contesto di una trasformazione digitale sempre più pervasiva, anche il fenomeno della contraffazione sta evolvendo rapidamente, rendendo necessario ripensare le tradizionali modalità di tutela dei diritti di proprietà industriale. In questo scenario, l’intelligenza artificiale emerge come uno strumento centrale, incidendo in modo significativo sui modelli di enforcement e sulle dinamiche di protezione dei diritti. L’integrazione tra innovazione tecnologica e quadro normativo europeo appare sempre più stretta, imponendo un ripensamento degli strumenti giuridici di contrasto al falso.
L’IA si inserisce in tale contesto come leva di rafforzamento delle tutele previste dall’articolo 20 del Codice della proprietà industriale, dall’articolo 2598 del Codice civile e dall’articolo 9 del Regolamento (UE) 2017/1001. L’elemento di maggiore innovazione risiede nella capacità di operare simultaneamente nei contesti digitale e fisico, attraverso sistemi di monitoraggio automatizzato, riconoscimento visivo e tracciabilità avanzata. Tecniche di machine learning e computer vision consentono di individuare differenze impercettibili tra prodotti autentici e contraffatti, determinando il progressivo superamento di un modello reattivo a favore di un approccio predittivo.
Un ambito privilegiato di applicazione è rappresentato dal commercio elettronico, che ha moltiplicato i canali di diffusione del falso. In tale contesto, l’intelligenza artificiale si integra con il quadro normativo delineato dal Regolamento (UE) 2022/2065 (Digital Services Act), che impone alle piattaforme obblighi di diligenza rafforzata. In particolare, i meccanismi di segnalazione e rimozione dei contenuti illegali, gli obblighi di trasparenza algoritmica e la verifica dell’identità dei venditori professionali contribuiscono a rafforzare la tracciabilità e a prevenire la commercializzazione di prodotti contraffatti.
Parallelamente, l’IA rafforza i controlli doganali ai sensi del Regolamento (UE) n. 608/2013, che disciplina l’intervento delle autorità nella tutela dei diritti di proprietà intellettuale. L’esperienza dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli evidenzia come tali strumenti abbiano consentito, in Italia, il sequestro di oltre 4,9 milioni di articoli contraffatti nel 2025, migliorando sensibilmente l’efficacia dell’azione amministrativa.
In questo quadro si inserisce il passaporto digitale di prodotto, destinato a svolgere un ruolo sempre più rilevante nelle politiche europee di tracciabilità. Esso consente di associare a ciascun bene un’identità digitale contenente informazioni sulla filiera, permettendo, anche attraverso l’intelligenza artificiale, di individuare anomalie e rafforzare la prova dell’autenticità, riducendo le asimmetrie informative tra operatori e consumatori.
Permangono tuttavia, in tale attività dove l’AI ha un ruolo predominante, criticità legate alla governance dei dati e alla protezione delle informazioni, che impongono il rispetto del Regolamento (UE) 2016/679 (General Data Protection Regulation). L’utilizzo di sistemi algoritmici comporta infatti rischi connessi alla raccolta massiva di dati, alla qualità degli stessi e alla possibile presenza di bias, che possono determinare fenomeni di overblocking, ossia rimozione o limitazione di contenuti leciti insieme a quelli illeciti. Si pongono inoltre questioni relative alla trasparenza delle decisioni automatizzate e alla sicurezza dei sistemi.
In tale contesto, il bilanciamento tra esigenze di tutela della proprietà industriale e diritti fondamentali assume un ruolo centrale, anche alla luce del Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), che introduce un modello fondato su trasparenza, accountability e controllo umano. L’algoritmo diviene così parte integrante del sistema giuridico di enforcement, richiedendo un utilizzo proporzionato e responsabile.
In conclusione, l’intelligenza artificiale, pur con le sue criticità, non si limita ora e ancor più nel futuro, a potenziare gli strumenti tradizionali di contrasto alla contraffazione, ma contribuisce a ridefinirne le logiche operative, trasformando il controllo in una funzione continua, predittiva e integrata.
In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale si configura come un autentico “guardiano invisibile”, destinato a svolgere un ruolo sempre più decisivo nella protezione dei diritti di proprietà industriale.


