L’IA ci seppellirà tutti - cronache dal mondo mentre arrivano le macchine
di Gabriele Silva
Il piano di carriera a cinque anni è ufficialmente morto
Negli ultimi mesi l’amministratore delegato di LinkedIn, Ryan Roslansky, ha spiegato che l’intelligenza artificiale porterà una grande trasformazione nel mondo del lavoro. Non necessariamente meno lavoro, ma molto diverso.
Secondo i dati della piattaforma, le competenze richieste per gli stessi ruoli stanno cambiando rapidamente. Dal 2015 a oggi la variazione sarebbe già intorno al 40 per cento e potrebbe arrivare al 70 per cento entro il 2030.
Per questo motivo Roslansky ha anche suggerito di smettere di pensare alla carriera con piani rigidi a cinque anni. In un mondo che cambia così velocemente, dice, è più utile concentrarsi sui prossimi mesi e sviluppare capacità di adattamento.
È un consiglio interessante.
Soprattutto se arriva dall’amministratore delegato del social network dove milioni di persone passano una parte significativa della loro vita professionale a costruire, aggiornare e ottimizzare il proprio percorso di carriera.
Per anni ci è stato detto che il segreto del successo era avere una direzione chiara.
Un obiettivo.
Un piano.
Ora sembra che il consiglio migliore sia avere soprattutto una buona capacità di improvvisazione.
Non è del tutto sorprendente.
Quando una tecnologia inizia a cambiare il lavoro più velocemente di quanto noi riusciamo a pianificarlo, i piani diventano inevitabilmente meno affidabili.
Roslansky ha anche ricordato che le assunzioni sono in calo e che molti giovani laureati rischiano di trovarsi disoccupati, mentre il debito studentesco negli Stati Uniti ha superato quello delle carte di credito. In pratica, un’intera generazione si è indebitata a vita per imparare nozioni che l’IA può generare gratis in 0,4 secondi. E senza bisogno di pause caffè.
Il messaggio è che bisogna prepararsi a un mercato del lavoro molto diverso, dove conteranno sempre meno le traiettorie lineari e sempre più la capacità di aggiornare rapidamente le proprie competenze.
In altre parole: il futuro del lavoro sarà flessibile.
È una parola elegante per dire che nessuno sa esattamente come sarà.
Nel frattempo, LinkedIn continua a raccogliere dati su un miliardo di persone che cercano lavoro, cambiano ruolo, aggiornano competenze e provano a capire dove stia andando il mercato.
Non è chiaro se questi dati servano davvero a prevedere il futuro.
Ma almeno permettono di osservare una cosa con una certa precisione: mentre noi cerchiamo di pianificare la nostra carriera, gli algoritmi stanno già imparando a farla meglio di noi.
Buona IA a tutti.


