LEGGER(MENTE) – LE RECENSIONI DI BLAST - Giorni di Vetro - Nicoletta Verna
di Annalisa Cazzato
Se, come accade a me, la proiezione delle vacanze ormai vicine invoglia a passare qualche pigra ora in libreria per scegliere accuratamente i volumi che ci accompagneranno nelle ore dedicate al relax di agosto, Giorni di Vetro è proprio la risposta giusta a ogni domanda.
Certo, bisogna essere sensibili al fascino delle ambientazioni storiche, amare le letture emotivamente impegnative e avere lo stomaco di ferro per tutta la parte, non breve, in cui la storia racconta in maniera plasticamente perfetta (forse anche troppo plastica in alcuni passaggi) gli orrori e le violenze del ventennio fascista, attraverso i diversi personaggi che lo incarnano. Ma è necessario sapere che, se si è disposti a farlo, il viaggio che il libro promette, attraverso gli occhi delle due protagoniste, apparentemente ingenua e vulnerabile l’una, veementemente battagliera e sfrontata l’altra, sullo sfondo di un’Italia che, prima subisce, poi “resiste” e poi faticosamente si riscatta, è tra i più belli (anzi il più bello) che si possa fare.
Titolo: Giorni di Vetro
Autore: Nicoletta Verna
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2024
Pagine: 448
Redenta nasce nel giorno in cui, col delitto Matteotti, il fascismo diventa una dittatura e le promesse di violenza e tirannia che il regime aveva sempre manifestato fino a quel momento diventano una realtà quotidiana, pienamente e orgogliosamente sbandierata dai suoi rappresentanti.
Afflitta dalla poliomielite che le regala la “gamba matta” con cui convivrà serenamente e affettuosamente tutta la vita e perseguitata, fin dalla sua nascita, dalla scarogna che la gente le vede intorno, la “purina”, abbandonata dall’adorato Bruno che, dopo una autentica promessa di amore eterno improvvisamente scompare, finisce, per volere del tirannico padre, sposa a Vetro, iconico gerarca fascista, che non risparmia, a danno della povera e reietta moglie, vessazioni e violenze di ogni tipo che il regime si porta dietro. Contro gli orrori del fascismo, vissute anche sulla sua pelle, Redenta risponde, docile, con una ribellione silente e pacifica, che si manifesta nella scelta di restare accanto ad un uomo crudele e spietato, coltivando, con incrollabile fiducia, il sogno che arriverà presto l’occasione di riscatto.
Iris è l’anti-Redenta; ribelle e sfrontata, indipendente e guerrigliera, la sua lotta contro il fascismo è palese; si unisce ad un gruppo di ribelli, trascinata dall’ardore della lotta al regime e - non meno - dall’amore per il comandante Diaz, che è a capo di un manipolo di partigiani. Coraggiosa e sprezzante del pericolo, Iris tesse una rischiosa tela per intrappolare importanti esponenti del fascismo; in questa tela, però, è lei che, almeno in prima battuta, resta (un po’ ingenuamente, un po’ impotentemente) imbrigliata.
Redenta e Iris, per quasi tutta la durata del libro, camminano su binari paralleli, incarnando - in gioco di antitesi - due comuni, ma profondamente diversi, impatti del fascismo sulla condizione femminile.
Tutto ciò fino al momento in cui il lettore scopre che, come in tutti i migliori romanzi, non esistono rette parallele.
Più che nei personaggi e negli episodi, le storie finiscono, infatti, per toccarsi; si toccano nel coraggio, solo in apparenza diversamente vestito nelle due donne, e nella loro incrollabile volontà di cambiare le cose.
L’Italia si libera, Redenta e Iris anche.
Il lettore ritrova la luce dopo il buio delle pagine che descrivono le atrocità della storia, senza veli e senza retorica. E, come legge l’ultima riga, desidererebbe tornare a quella sensazione di incredulità e curiosità vissuta alla prima frase della prima pagina.
Perché leggerlo: Francesco De Gregori, nell’album Scacchi e Tarocchi, termini simbolicamente evocativi della razionalità dei progetti e della casualità del fato, cantava “La Storia Siamo noi”. Per poterla costruire - la Storia - non possiamo non conoscere quella di chi ci ha preceduto. Viverla attraverso gli occhi di Redenta e Iris è un modo per apprezzarla in tutto il suo tragico splendore, senza giudizi manichei, non solo, quindi, come universale condanna delle brutalità fasciste, ma anche nella piena consapevolezza delle luci e delle ombre della resistenza partigiana.
Giorni di Vetro non è però solo (né soprattutto) un romanzo storico.
La storia è semplicemente la tela che fa da sfondo all’immagine di due donne diverse, eppure fin dalle prime pagine molto più vicine di quanto non possa sembrare al lettore, dipinte magistralmente a tinte forti per mettere in plastica evidenza il coraggio e la paura che quotidianamente il fascismo alimenta.
Giorni di Vetro è, prima di tutto, attraverso le vite delle due protagoniste, un viaggio nella resilienza femminile, nei diversi modi, anche insospettabili, in cui questa può manifestarsi, un inno alla speranza del bene, cantato anche nelle più disperate condizioni di male, un percorso che ti mostra bene come ciò che per destino è tuo, a te tornerà.
Lascia perdere se: se ti definisci un lettore, non esiste una sola ragione per lasciar perdere un vero e proprio capolavoro.


