LEGGER(MENTE) – LE RECENSIONI DI BLAST - Ma perché non mi capisci?
di Chiara Forino
San Valentino! In occasione della festa, allo stesso tempo, più romantica e più commerciale dell’anno, oggi propongo un regalo a costo (quasi) zero, che potrebbe fare felice la vostra dolce metà: un libro per capirsi davvero.
Nei secoli l’umanità si è inventata molti modi per descrivere la difficoltà di comunicare tra generi diversi.
“Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” o “le due metà del cielo” sono frasi comuni che evidenziano la distanza, a volte siderale, tra individui che, pur condividendo il DNA, gli spazi, la cultura, risultano spesso in difficoltà quando devono comunicare.
Nessuna colpa, nessuna accusa, nessuna magia, magari solo una prospettiva diversa.
Come sempre, un libro non risolve tutti i problemi, ma può aiutare a trovare soluzioni innovative e sorprendenti.
Buona lettura!
Titolo: Ma perché non mi capisci? Alla ricerca di un linguaggio comune tra donne e uomini
Autrice: Deborah Tannen
Editore: Frassinelli Edizioni
Anno di pubblicazione: 1992
Pagine: 298
Questo è un libro che si può leggere da soli o in coppia. A livello individuale, porta a una maggiore consapevolezza di quali siano gli automatismi sottostanti del nostro personale stile comunicativo. In coppia può risultare una bella palestra di confronto e di sperimentazione.
Scritto più di trent’anni fa da una sociolinguista americana, è un libro che nasce da un progetto di ricerca sul dialogo tra amici e si è evoluto in un’analisi trasversale di quanto e come i generi, a tutte le età, siano diversi quando comunicano.
È fondamentale ricordare che gli stili di genere non sono isolati, ma messi in atto in un contesto che comprende l’aspetto culturale, il carattere personale e l’educazione familiare. Elementi che si intrecciano fino a rendere unica ogni persona e ogni interazione, ma che non impediscono di individuare schemi ricorrenti e bias di genere che, se riconosciuti, possono evitare incomprensioni frustranti o dannose per le relazioni tra generi.
Si parte dalla distinzione tra il messaggio letterale e il metamessaggio, ovvero quella che possiamo definire la reale intenzione. Uomini e donne, già in questo aspetto divergono sin dalla più tenera età e non sempre quanto emerge dagli studi corrisponde all’idea comune che le persone hanno dei due stili comunicativi.
A questa distinzione si aggiungono i segnali non verbali, in cui tono, ritmo e silenzi, uniti alle specifiche scelte semantiche tipiche dei due generi, creano dei “dialetti di genere”, che nella traduzione italiana sono definiti con il buffo neologismo “sessualetti”. Dialetti così ricchi di codici impliciti che, se non decifrati, portano inevitabilmente a incomprensioni, malintesi e, a volte, frustrazione.
Emozioni che possono provocare sensi di colpa o accuse reciproche di incapacità o, peggio, cattive intenzioni, in un circolo vizioso che si può spezzare solo con una consapevolezza: non ci si comprende non tanto perché si sbaglia, quanto perché, nonostante le apparenze, donne e uomini usano lingue con logiche, priorità e aspettative diversi.
L’analisi, infatti, evidenzia come la comunicazione femminile sia guidata, in genere, dalla volontà di creare intimità, relazione e collaborazione, mentre quella maschile punti alla definizione di una gerarchia, al riconoscimento della competenza e del potere, alla conservazione dell’autonomia e dell’indipendenza.
Leggendo questo libro, scoprirete che molti degli stereotipi sono spesso fuorvianti: i maschi non sono aggressivi per natura, come non è vero che sono sempre le donne a parlare di più, nonostante le numerose barzellette sul tema, o che il pettegolezzo distrugga le relazioni.
Sono sicura che le donne non si stupiranno nello scoprire che nei gruppi misti prevale lo stile maschile, con le donne che si adattano, rinunciando al proprio modello comunicativo. Come non sarà, immagino, una sorpresa per nessuno leggere che la stessa frase o lo stesso comportamento viene valutato diversamente da persone di genere diverso, con la particolarità che, a parità di azione, se ad agire è una donna, la valutazione è negativa, mentre se a parlare è un uomo il giudizio è positivo.
Con una differenza tanto estesa quanto radicata: come si può evitare o disinnescare le incomprensioni?
Purtroppo, non esiste una bacchetta magica, ma anche solo coltivare la consapevolezza che il nostro non è l’unico stile comunicativo esistente (o l’unico corretto), è un primo, fondamentale, passo, per avvicinare le due metà del cielo. Tannen, con un’immagine molto evocativa, ricorda che uomini e donne hanno “imparato a ballare con musiche diverse” quando comunicano, anche quando crescono sotto lo stesso tetto. Per questo, riconoscere i “dialetti” di genere comporta uno sforzo, almeno iniziale: uscire dall’automatismo e dall’egocentrismo comunicativo per mettersi in una condizione di reale “ascolto senza giudizio”, mirato alla comprensione, più che alla competizione tra diverse preferenze comunicative.
In conclusione, il libro offre una lunga serie di esempi che raccontano l’articolata realtà delle dinamiche di genere nella comunicazione. Non propone soluzioni univoche, ma invita a una consapevolezza condivisa e a un continuo aggiustamento reciproco che, se posto in essere insieme da uomini e donne, può sicuramente migliorare le relazioni senza obbligare nessuno a rinunciare alla propria autenticità personale.
Perché leggerlo: per provare a capire le ragioni per cui uomini e donne non si capiscono, anche quando, in teoria, dovrebbero condividere la stessa lingua, gli stessi valori, le stesse intenzioni. Tramite esempi di vita vissuta e ricerche scientifiche, l’autrice prova a fornire una chiave di lettura utile a tutte le persone che si trovano frustrate quando, nel dialogare con persone dell’altro genere, si sentono incomprese, fraintese o incapaci, a loro volta, di comprendere la persona che sta di fronte, in ambito familiare come professionale.
Lascia perdere se: ami i libri nuovissimi, ordinati e lineari, o se ti aspetti uno schema chiaro, regole semplici e soluzioni “prêt-à-porter”. Questo libro, infatti, sebbene ricco di spunti interessanti, è in pieno stile americano: molti esempi, spesso ripetuti e percepibili come poco calzanti per noi europei. Gli studi illustrati in parte risentono degli anni trascorsi e, soprattutto nella parte finale, divagano un po’ su aspetti che, con gli occhi di oggi, potrebbero risultare superati.



