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Fisco

Legge di Bilancio 2026 letta dai numeri: coperture, saldi e profilo temporale delle misure

di Antonella Tortora

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gen 07, 2026
∙ A pagamento

La Legge di Bilancio 2026 è sostanzialmente una manovra costruita sul rinvio. Non sul rilancio, non sull’espansione, ma sulla gestione del tempo. Il testo è disseminato di margini minimi e residui contabili, soluzioni che non producono risorse nell’immediato ma promettono tenuta domani. La sostenibilità viene affidata più all’abilità di manovrare i flussi che alla disponibilità effettiva di mezzi finanziari.

I margini richiamati nel dibattito pubblico non sono liquidità pronta, ma ipotesi di entrate una tantum e proiezioni. Nel percorso di approvazione della manovra, il punto non è stato ciò che il Governo ha deciso di fare, bensì il modo in cui ha scelto di tenere insieme coperture fragili e vincoli di bilancio rigidi, evitando che l’equilibrio saltasse nel breve periodo. Un equilibrio che assomiglia più a un esercizio di compensazione continua che a una costruzione finanziaria solida.

Siamo quindi davanti a una legge di Bilancio pensata per muoversi entro margini estremamente ridotti, specchio di un Paese che non adotta una strategia espansiva esplicita e che sembra averla rimossa dall’orizzonte delle possibilità. Più che incidere sulla crescita e sulla domanda interna, la manovra sceglie di contenerne gli effetti, spostandoli in avanti.

Ed è qui il nodo: il bilancio dello Stato finisce per assomigliare a una sequenza di scadenze più che a uno strumento di politica economica. La domanda, allora, non è se i conti tengano oggi, ma quanto a lungo possano reggere senza che il rinvio si trasformi in debito implicito.

Saldi come vincolo, non come obiettivo

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