LE PAROLE DI BLAST - "TENACIA" versus "RESILIENZA"
di Cristina Marchesan
Mentre il filosofo Diego Fusaro scrive Odio la resilienza, personalmente, a questa parola così ampiamente gettonata al giorno d’oggi, continuo ad associare riflessioni ben lontane dall’interpretazione odierna abituale. Come già detto, però, per certi versi - pregio o difetto che sia - mi sento piuttosto in controtendenza.
Volendo soffermarmi tenacemente in tal senso, inizierei proprio da lei: la tenacia!
Etimologicamente, la parola affonda le sue radici nel latino arcaico tenacia, comparendo nella lingua italiana durante l’Ottocento, mentre in precedenza l’uso
del termine tenacità - dal latino classico tenacitas - era molto più comune. Il significato figurato della voce la vede come una virtù di grande importanza, un attributo che descrive una notevole resistenza morale e dove la fermezza di volontà, mista alla costanza nell’azione, manifestano il proposito di reggere ad ogni avversità. Una dote da cui potrebbe dipendere, quindi, ogni nostro successo.
Ben diversa l’accezione della parola resilienza, anch’essa di origine latina, dal verbo resilire formato da re- e salire, saltare, usato per significare il rimbalzare indietro esteso anche al contrarsi, al ritirarsi.



