LE PAROLE DI BLAST - L’ambivalenza del “sì” e del “no”
di Annalisa Cazzato
Mancano pochi giorni al momento in cui saremo solennemente chiamati alle urne ad esprimere un voto di preferenza (tecnicamente molto complesso) su una materia - di rilievo costituzionale - i cui virtuosismi giuridici non sono alla portata di tutti e rispetto alla quale, quindi, le sfumature sono tutt’altro che banali (basti solo pensare al senso, anche di tipo valoriale, della distinzione tra separazione di funzioni e separazione di carriere).
L’informazione, in questo, non aiuta molto, nonostante i cartelloni pubblicitari delle nostre città, le radio, le televisioni ed ogni altro mezzo di comunicazione di massa (i social prima di tutto) ci bombardino a suon di “si” e di “no”, con più o meno discutibili argomentazioni giuridiche, etiche, ideologiche o, peggio, con motivazioni di carattere politico, che rischiano di trasformare uno dei più importanti strumenti di democrazia diretta in un sondaggio sul gradimento politico del momento.
Ma proprio poiché una democrazia reale si fonda sulla chiarezza linguistica e, in questo senso, la comunicazione - quella autentica - aiuta a realizzare una partecipazione consapevole, ci sembra interessante ragionare sul valore che, in termini generali, assumono il “sì” e il “no”, anche al di fuori dei contenuti dello specifico referendum.
Il tema ha certamente una portata straordinaria, se si pensa che i due avverbi - tra i più brevi della lingua italiana - al di là del loro elementare merito semantico (come sinonimi, rispettivamente, di affermazione e negazione) - sono densi di significato, ben oltre questo (limitato) aspetto.
Non è, quindi, un caso che questa dicotomia abbia prodotto tanto sul piano letterario, filosofico e pedagogico.
Intanto, non sempre “sì” e “no” sono stati considerati espressivi di una vera e propria antitesi, come nell’elementare binomio accettazione o rifiuto, esistendo dei terreni sui quali è possibile attribuire ai due avverbi un significato univoco, sia in chiave costruens che secondo una prospettiva destruens.



