La lettera di compliance sono sempre più uno strumento di “autoaccertamento”. In sostanza, l’Amministrazione finanziaria – facendo leva sulla mole di dati a sua disposizione – segnala delle anomalie o delle omissioni invitando il contribuente a regolarizzarsi più o meno “spontaneamente”.
È ciò che sta accadendo anche per i detentori di cripto-attività. In particolare, in questo periodo, l’Agenzia delle Entrate sta invitando i contribuenti a regolarizzare la propria posizione in relazione ai cripto-asset detenuti nei periodi d’imposta 2023 e 2024, ma anche – come ci segnalano alcuni lettori - per le annualità ante 2023, ovvero prima dell’entrata in vigore delle disposizioni contenute nella legge di Bilancio 2023: questo, sia per quanto riguarda gli obblighi di monitoraggio fiscale che per i profili reddituali.
Va ricordato che solamente con la legge di Bilancio 2023 le cripto-attività sono state specificatamente disciplinate nel nostro ordinamento tributario. In particolare, è stato introdotto, a partire dal periodo d’imposta 2023, l’obbligo espresso di monitoraggio fiscale ed è stata inserita la lettera c-sexies) nell’articolo 67, comma 1, del Tuir, la quale stabilisce che costituiscono redditi diversi le plusvalenze e gli altri proventi realizzati mediante rimborso o cessione a titolo oneroso, permuta o detenzione di cripto-attività, comunque denominate.
Ne discende che dal 2023 i contribuenti che detenevano cripto-attività sono tenuti sia a compilare il quadro RW della dichiarazione annuale, sia a dichiarare eventuali redditi conseguiti mediante operazioni in crypto.



