Le grandi innovazioni nascono davvero da un piano? La storia dice spesso il contrario
di Valerio Lunati
Quando un’azienda investe in ricerca e sviluppo immagina quasi sempre un percorso lineare. Si individua un problema, si definisce un obiettivo, si stanzia un budget e si lavora fino a trovare la soluzione.
È un approccio logico. Ma la storia dell’innovazione racconta qualcosa di molto diverso.
Nel suo celebre libro Il Cigno Nero, Nassim Nicholas Taleb osserva come molte delle scoperte che hanno cambiato il mondo non siano nate da una pianificazione perfetta, ma da eventi inattesi. Errori, anomalie, risultati che inizialmente sembravano rappresentare un fallimento e che, solo in un secondo momento, si sono rivelati rivoluzionari.
È una lezione che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi di innovazione.
Quando un errore cambia la storia
Gli esempi sono numerosi.
Nel 1964 Arno Penzias e Robert Wilson stavano collaudando un’antenna destinata alle telecomunicazioni. Continuavano però a registrare un fastidioso rumore di fondo che sembrava impossibile eliminare.
Pensarono perfino che la causa fosse il guano depositato da una coppia di piccioni che aveva nidificato nell’antenna. Pulirono accuratamente tutta la struttura, ma il rumore rimase.
Quello che sembrava un semplice inconveniente era in realtà la radiazione cosmica di fondo, una delle prove sperimentali più importanti della teoria del Big Bang. Per quella scoperta arrivò il Premio Nobel per la Fisica.
Anche il Viagra seguì una strada molto diversa da quella prevista.
Il sildenafil era stato sviluppato come possibile farmaco contro l’angina pectoris. I risultati cardiologici non furono particolarmente incoraggianti, ma durante gli studi clinici emerse un effetto collaterale inatteso. Quel presunto insuccesso diede origine a uno dei farmaci più conosciuti e redditizi della storia.



